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16 ago 2019

E se i gatti scomparissero dal mondo?

"Tutti i momenti che avevo vissuto più o meno in maniera inconsapevole cominciavano ora ad acquisire importanza. Quante altre mattine mi sarei alzato insieme a Cavolo? Nel tempo che mi rimaneva, quante altre volte avrei ascoltato la mia canzone preferita? Quante altre volte avrei bevuto il caffè? E quante altre volte avrei mangiato, detto Buongiorno, starnutito o riso di gusto?" 
Ci sono libri destinati a restarci nel cuore, che non si lasciano dimenticare una volta girata l'ultima pagina. Opere capaci di scuotere l'animo, di spalancare la porta a nuovi modi di guardare il mondo e la propria vita. "Se i gatti scomparissero dal mondo", è a mio parere proprio uno di quei testi: è il romanzo d'esordio di Genki Kawamura 元気川村, regista 40enne che ha collaborato con nomi famosi come Mamoru Hosoda 守細田 ("The Boy and the Beast", 2016) e Makoto Shinkai 誠新海 ("Your Name", 2016). In patria ha avuto un successo strepitoso, ed è finalmente arrivato da noi in Italia lo scorso giugno. Di seguito la mia recensione, che sarà priva di spoiler.


È inutile girarci attorno: questo libro vi farà commuovere o addirittura piangere, soprattutto se avete un animo particolarmente sensibile. È una storia che parla di morte, ma anche del senso della vita e del valore che diamo a ciò che riempie la nostra esistenza. 

Le copertine dell'edizione giapponese (© Shōgakukan Bunko) e italiana (© Einaudi) a confronto.

Un postino, un giovane uomo come tanti che vive da solo in compagnia del suo gatto di nome Cavolo, scopre da un momento all'altro di avere un cancro terminale e che gli rimane poco da vivere. Al culmine della disperazione, riceve un'inaspettata visita. È il Diavolo in persona, che si presenta da lui con una proposta tanto assurda quanto impossibile da ignorare…

Il protagonista, senza nome, racconta in una sorta di testamento in forma di lettera, scritto in prima persona, ciò che gli accade dal momento in cui scopre la sua malattia. L'identità della persona a cui egli si rivolge diventerà chiara abbastanza in fretta nel corso della lettura, per poi venir rivelata esplicitamente verso la fine.

Ma qual è dunque la proposta che il Diavolo fa al giovane postino? Semplice: se il ragazzo vuole guadagnare un giorno in più di vita, dovrà accettare di far scomparire qualcosa dal mondo. Tuttavia, la scelta di cosa far sparire per sempre non spetta a lui, che in tal caso avrebbe gioco facile scegliendo di proposito oggetti o elementi insignificanti, ma al Diavolo stesso. E potete star sicuri che, diabolico com'è, non si metterà certo a cancellare cose da poco come lacci per le scarpe o stuzzicadenti, ma sceglierà con molta cura ciò che ha un valore importante per il nostro protagonista, minando le sue certezze.

Un postino qualunque, ma una storia fuori dal comune

Quando un oggetto scompare, è proprio la sua assenza a spingere il protagonista a ripensare al suo vissuto, a ricordare gli eventi in cui esso aveva rappresentato per lui un aiuto, uno stimolo, un legame, una sicurezza. E, di conseguenza, in quel giorno in più di vita guadagnato, egli deve fare i conti con un mondo in cui ciò che è sparito non esiste più, dimenticato da tutti, imparando a cavarsela senza e osservando anche le altre persone adattarsi a farne a meno. Come recita un famoso detto, "Ci rendiamo conto che qualcosa era importante solo dopo averla perduta", e ciò in questa storia emerge con forza.
"Una cosa è il fenomeno per cui un oggetto sparisce dal mondo, un’altra è la realtà a esso collegata. In altre parole, quello che pesava maggiormente non era la scomparsa dell’oggetto fisico in sé, ma la portata della sua scomparsa."
Tramite le riflessioni del nostro postino veniamo a conoscenza del suo passato, di alcune vicende della sua vita e impariamo a conoscerlo un po’ meglio. È un uomo introverso, onesto, d'animo gentile e sensibile. Il fatto che venga usata la prima persona singolare aiuta il lettore a empatizzare con lui, a sentirsi partecipe dei suoi dubbi e della sua sofferenza. Seppure non abbia nulla di straordinario, e anzi sia un personaggio un po' anonimo di cui nulla ci viene detto del suo aspetto fisico, che prima dell'avvento del Diavolo conduceva una vita come tante, viene comunque caratterizzato bene, ha una psicologia ben definita e coerente, una sua storia alle spalle.

Il Diavolo invece è meno approfondito, ma sufficientemente tratteggiato per darci un'idea della sua personalità e del suo modo di agire. Non è palesemente malvagio o cattivo, ma sembra comunque trarre un certo piacere dalle esitazioni del giovane. Spesso è ironico e fa battute pessime, inoltre ha un gusto terribile in fatto di abbigliamento. È un po’ comico e questo aiuta ad alleggerire il racconto.
La sua figura e quella di Dio (che viene solamente nominato) somigliano a quelle di tradizione cristiana, sebbene non vengano mai chiaramente identificate come tali e in generale la storia non sia connotata da elementi religiosi precisi né possegga un messaggio definibile come religioso. Nel testo però è presente anche un piccolo richiamo al Buddhismo: veniamo infatti a sapere che il protagonista è la centottesima persona alla quale il Diavolo propone questo patto, un numero probabilmente non casuale, che rimanda alle 108 afflizioni o passioni che secondo il Buddhismo impediscono all'umanità di salvarsi.

Gli altri personaggi che appariranno sono solamente abbozzati, ne vengono date le informazioni necessarie a farci capire il loro rapporto col protagonista e non raggiungono il suo stesso livello di approfondimento. E neanche per loro vengono dati dettagli sul loro aspetto che potrebbero aiutare il lettore a immaginarli meglio.

Come si può intuire dal titolo del romanzo un ruolo di rilievo viene dato invece a Cavolo, il micio che vive assieme al nostro postino. L'animale è una presenza importante per lui, non solo fonte di compagnia ma anche di supporto e conforto. Più volte, quando è in preda a dubbi e paure, è nel contatto fisico con il felino, nel gesto di accarezzarlo e abbracciarlo, che il protagonista ritrova il contatto con la realtà e prende consapevolezza di quanto sta accadendo. Ciò che gli animali domestici riescono a dare agli esseri umani che li adottano è così prezioso, unico e impagabile da non poter essere espresso adeguatamente a parole, chiunque ne possegga uno lo sa fin troppo bene, come sa anche quanto è dolorosa e devastante la prospettiva di doversene un giorno separare. Non si può perciò non venir toccati dalla dolcezza del legame che unisce il giovane al suo gatto.

Un micio davvero somigliante alla descrizione di Cavolo presente nel libro. {photo: Violet Giddings on flickr}

Temi delicati e domande difficili

Questa storia incredibile ci viene raccontata con uno stile molto diretto attraverso un linguaggio fresco e semplice, privo di considerazioni morali complicate e perciò leggero da approcciare, ma comunque capace di coinvolgere. Sono presenti anche citazioni letterarie e cinematografiche, ben amalgamate nel testo. Nonostante la tematica principale non sia delle più facili, essa non viene sminuita né ridicolizzata e nel corso della lettura veniamo spinti a chiederci cosa avremmo fatto al posto del protagonista, iniziando a riconsiderare così la nostra scala di valori.
Se dovessimo morire domani faremmo anche noi di tutto per posticipare quel momento o sapremmo accettare la sua inevitabilità? E a cosa saremmo disposti a rinunciare per ottenere un giorno in più di vita? Di cosa invece non potremo mai fare a meno perché svuoterebbe di significato l’atto stesso di continuare a vivere?

E mentre stiliamo la nostra personale classifica, probabilmente ci rendiamo conto che in fondo abbiamo trascorso fin troppo del nostro limitato tempo su questa Terra preoccupandoci di cose che in realtà non sono così necessarie, tempo che avremmo potuto impiegare diversamente dando priorità ad altro. L'opera incoraggia quindi a rivalutare il proprio tempo e il modo in cui lo si utilizza o lo si spreca, e ci spinge a chiederci se a contare davvero è vivere più a lungo o utilizzare meglio il tempo che ci viene dato.
"Avevo sempre vissuto pensando al domani, quasi come convinto che il futuro sarebbe stato eterno. Ma da quando avevo scoperto che anche il mio domani aveva un limite, avevo cominciato a pensare che fosse lui, il futuro, a venire poco alla volta verso di me."
Alcuni degli spunti di riflessione che emergono tra le pagine di questo libro non suonano nuovi e potranno sembrare scontati o addirittura banali. Eppure, inseriti nel contesto della storia, diventano preziosi insegnamenti. Nella loro semplicità e immediatezza si rivelano concetti che erano sempre stati lì, alla nostra portata, ma sui quali non ci eravamo mai soffermati a lungo, forse perché di solito cerchiamo di rimandare il più possibile il pensiero della morte. Perciò, nel leggere il protagonista arrivare a comprenderli grazie a quanto gli sta succedendo non si può restare indifferenti. Quando si è di fronte alla propria fine si rimettono in discussione molte cose e ci si ritrova costretti a fare i conti con la propria fragilità. 

Il postino, impersonato da Takeru Satō, nella trasposizione cinematografica del libro.
© 2016 「世界から猫が消えたなら」, 東宝

Il tema della morte viene raccontato con delicatezza e tatto, e pur non mancando le manifestazioni emotive nel testo non vengono utilizzate espressioni che le enfatizzano eccessivamente. I sentimenti ci sono e abbondano, semplicemente non sono così "chiassosi" come forse ci aspetteremmo. Di contro, le lacrime invece sono spontanee e non vengono mai trattenute, neppure dai personaggi maschili. Infatti il pianto in Giappone non viene visto come qualcosa di poco virile per gli uomini, viene lasciato libero di esprimersi senza vergogna né paura da ambo i sessi.

Un altro tema centrale è quello degli affetti e dei legami, soprattutto familiari. La madre in particolare è cruciale per il protagonista, e viene nominata e raccontata spesso. È lei a insegnargli per prima il principio per cui "Per ottenere qualcosa, bisogna sacrificarne un’altra", che verrà ripetuto frequentemente nel testo, quasi come un mantra da cui si cerca di svelare il significato profondo dietro le parole, poiché per afferrarlo davvero occorre sperimentarlo sulla propria pelle.

E ancora, i rimpianti: è davvero necessario realizzare quante più cose dalla nostra lista delle "dieci cose da fare prima di morire" per dire di aver vissuto veramente? E come si può far pace con se stessi e accettare la propria fine quando si vorrebbero vivere e sperimentare ancora così tante cose?
"Dicono che chi sa di morire l’indomani viva il presente al massimo delle sue possibilità. Io però non sono d’accordo. Quando un uomo prende coscienza della sua morte, non può fare altro che mettersi il cuore in pace e poco alla volta creare un compromesso tra la speranza di poter vivere ancora e la certezza della vicinanza della fine. Il tutto mentre è attanagliato da piccoli rimorsi e sogni irrealizzati."
Pur nella sua brevità, pur nella sua estrema scorrevolezza, gli interrogativi a cui questa storia ci pone di fronte sono molteplici e non facili da fronteggiare. Le risposte che troveremo non saranno univoche, ma personali e valide solo per noi, poiché ciascuno di noi ha un vissuto ed esperienze unici e diversi dagli altri.

Il finale è assolutamente perfetto, chiude la vicenda in modo delicato senza lasciarci in preda alla depressione. Non è sempre scontato nei romanzi trovare una conclusione così ben fatta, in molte opere è proprio nelle ultime pagine che si assiste ad un crollo della qualità con chiusure frettolose, confusionarie, forzate o comunque insoddisfacenti. Ma fortunatamente qui non accade: seppur non ci venga detto tutto fino in fondo ma resti uno spiraglio aperto, va bene così. L'ultima cosa che resterebbe da raccontare è lasciata alla nostra immaginazione e possiamo dunque permetterci di pensarla positivamente, traendo da ciò una qualche consolazione. Un piccolo regalo che l'autore ha voluto farci nel congedarci dai suoi personaggi.

Al termine della lettura viene naturale chiedersi cosa può aver ispirato una storia così delicata eppure così commovente. Stando a quanto ha affermato in un’intervista, Kawamura è stato influenzato da tre fatti. Innanzitutto, l'aver smarrito il proprio telefono e tutti i numeri, le foto e ricordi che esso conteneva, che l'ha fatto riflettere sul valore di ciò che si perde quando un oggetto per noi importante scompare, e ciò che si può eventualmente guadagnare dalla sua assenza. In secondo luogo la malattia di un suo parente, che prima di venire a mancare gli aveva detto di "non essere triste poiché il mondo non sarebbe cambiato senza di lui": il libro per lui è diventato un inconsapevole tentativo di dimostrargli che si sbagliava. Infine, alcuni recenti eventi come l'11 settembre e il disastro di Fukushima, e le numerose guerre che ancora insanguinano il mondo, che l'hanno reso consapevole della propria mortalità e del desiderio di scrivere come chiunque di noi può affrontarla.

Sia che amiate i gatti oppure no, sia che la morte sia per voi un argomento che vi tocca da vicino oppure non siate soliti rifletterci con serietà, date una possibilità a questo piccolo gioiello. È assolutamente consigliato.


Info Bibliografiche 

Titolo originale: Sekai kara neko ga kieta nara 世界から猫が消えたなら
Autore: Genki Kawamura 元気川村
Genere: drammatico, soprannaturale
Traduttore: Anna Specchio
Casa editrice: Magazine House マガジンハウス, Shōgakukan Bunko 小学館文庫 (Giappone) - Einaudi (Italia)
Pagine: 184
Anno: 2012, 2014 (Giappone) - 2019 (Italia)

Del romanzo esiste anche la versione manga in 4 tankōbon pubblicata nel 2013 sulla rivista Hana to Yume 花とゆめ (Hakusensha 白泉社), coi disegni di Rose Yukinoshita ろせ雪野下. Inoltre è diventato un film nel 2016, diretto da Akira Nagai 永井聡 e distribuito da Tōhō 東宝, con Takeru Satō 健佐藤 nel ruolo del protagonista. Entrambi sono inediti in Italia.

Il libro è acquistabile su IBS a questo indirizzo.


Fonti consultate
AsianWiki
MyAnimeList
JapanSociety
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15 ago 2019

La Corea del Sud rimuove il Giappone dalla propria "lista bianca"

A seguito della recente decisione di Tōkyō di declassare la Corea del Sud dalla sua lista bianca (ne abbiamo parlato più da vicino nel nostro articolo di fine luglio), anche da Seoul arriva la disposizione di rimuovere il Giappone dal proprio elenco di Paesi che godono di restrizioni minime negli scambi commerciali.

Presidente coreano
Moon Jae-in, presidente della Corea del Sud {Republic of Korea via Flickr}

Dopo settimane di rimproveri e presunte ritorsioni (la Corea afferma che Tōkyō stia usando il commercio per vendicarsi delle sentenze rivolte alle compagnie nipponiche riguardanti i lavori forzati impartiti ai querelanti sudcoreani durante il secondo conflitto mondiale), la comunicazione arriva da parte del presidente coreano Moon Jae-in con toni più accomodanti, dichiarando che il governo si asterrà da eventuali reazioni "emotive" nei confronti del Sol Levante.
"Pur mantenendo risolutezza e calma, abbiamo bisogno di un approccio a lungo termine per cercare contromisure fondamentali" ha dichiarato Moon.
Il ministro del commercio sudcoreano Sung Yun-mo afferma che la decisione deriva dal mancato rispetto nipponico dei principi internazionali durante i controlli sull’esportazione di materiali sensibili.
Al momento, la Corea del Sud divide i suoi partner commerciali in due gruppi, gestendo le esportazioni che possono essere utilizzate sia per scopi civili che militari. Seoul ha deciso così di creare un nuovo gruppo "intermedio" in cui prevede di collocare solo il Giappone, il quale riceverà a sua volta lo stesso trattamento delle nazioni non favorite. I funzionari non hanno spiegato la motivazione della suddetta manovra, ma si punta a ridurre al minimo l’impatto negativo sugli esportatori sudcoreani e sul commercio bilaterale.

Si prevede infatti, di concedere dei privilegi alle società che esportano verso partner giapponesi, con un processo di approvazione rapido che richieda circa cinque giorni (di norma, l’approvazione per l’esportazione di prodotti sensibili in nazioni non favorite ne richiede quindici). Anche il Sol Levante ha fornito eccezioni simili, affievolendo in minima parte le paure di un brutto colpo all’economia di Seoul.
Le modifiche dovrebbero entrare in vigore a settembre, dopo varie revisioni normative e legali. La Corea del Sud è comunque ben disposta ad accettare qualsiasi richiesta da parte di Tōkyō per eventuali consultazioni in merito, sebbene non sia stato apertamente dichiarato che la decisione sarà negoziabile.


Fonte:
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Attrazioni turistiche giapponesi attualmente in restauro: la guida

Sarà capitato a tutti di imbattersi, durante un viaggio, in uno dei maggiori monumenti del luogo nascosto dietro a delle tristi impalcature: le più importanti opere del mondo, prima o poi, devono attraversare una fase di restauro e ricostruzione, nonostante a noi visitatori possa risultare un'ingiustizia. Ciò non toglie, comunque, che sia possibile godere delle meraviglie della terra anche in questo modo, mentre continuano a splendere da dietro delle pallide impalcature.

Per coloro che sono intenzionati ad intraprendere un viaggio in Giappone, troverete qui una lista di attrazioni turistiche attualmente in restauro: per quanto riguarda alcune di queste i lavori stanno volgendo al termine, mentre per altre sono da poco cominciati. Tra queste sono presenti il portale d'accesso (torii 鳥居 ) del santuario shintoista di Itsukushima 厳島神社 (Itsukushima Jinja), i castelli Hikone 彦根城 (Hikone-jō) e Kumamoto 熊本城 (Kumamoto-jō) e il tempio Kiyomizu-dera 清水寺 di Kyōto 京都市. 

torii tempio Itsukushima
Il torii del tempio shintoista di Itsukushima {Fonte: Joe deSousa via flickr}
Da giugno 2019 è in fase di restaurazione il noto torii del santuario di Itsukushima, sull'omonima isola sacra conosciuta anche come Miyajima 宮島. Il santuario, che fa parte del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco dal 1996, viene visitato ogni giorno da persone provenienti da tutto il mondo, curiose di osservare dal vivo anche il suo portale d'accesso, diventato popolare quanto il santuario stesso. Costruito in mezzo all'acqua del mare e di fronte al Monte Misen 弥山, regala ai visitatori un panorama mozzafiato, capace di far sentire loro la sacralità del luogo.
Al momento non è stata resa nota una data di conclusione dei lavori, ma si pensa che i lavori dureranno almeno un anno.

Anche due dei castelli più popolari del Giappone sono in fase di restauro: per quanto riguarda il castello Hikone, tesoro nazionale del Giappone, i lavori termineranno il 20 settembre 2019; per il castello Kumamoto, invece, sarà necessario più tempo, poiché danneggiato dal terremoto avvenuto proprio in quella zona nel 2016. Gli interni saranno chiusi al pubblico fino alla primavera del 2021, ma la buona notizia è che le impalcature esterne verranno eliminate il prossimo autunno, così da poter godere della bellezza del monumento almeno da fuori.

danni terremoto castello kumamoto
I danni provocati dal terremoto al castello Kumamoto {Fonte: Wikimedia}
Sono attualmente sotto restauro, inoltre, i famosi onsen 温泉 che hanno ispirato il regista Hayao Miyazaki nella realizzazione delle terme ne La Città Incantata, uno dei suoi capolavori: i Dōgo Onsen Honkan 道後温泉本館, che si trovano a Matsuyama 松山. Per sette anni, una parte delle terme rimarrà chiusa al pubblico e la maggior parte dell'edificio esterno sarà nascosto dietro a delle impalcature. Per non influire troppo negativamente sul turismo, una parte del palazzo verrà lasciata libera.

A Kyōto possiamo contare due monumenti in ristrutturazione: il tempio Kiyomizu-dera e il tempio di Enryaku 延暦寺 (Enryaku-ji). Il primo, conosciuto anche come Otowasan Kiyomizudera 音羽山清水寺, è anch'esso parte del Patrimonio dell'umanità, ed è stato inoltre finalista nel concorso per eleggere le Sette Meraviglie del mondo moderno. Il tetto del tempio sarà in lavorazione fino a marzo 2020, ma in ogni caso sarà permessa ai turisti la visita interna.
Tempistiche alquanto differenti per quel che riguarda il tempio di Enryaku, in restauro dal 2016, con la previsione di compimento dei lavori per il 2026. Anche in questo caso, sarà possibile visitare gli interni del monumento.

Per il santuario Tōshō-gū 日光東照宮 nella località di Nikkō 日光市 sono previsti dei lavori fino al 2024. Essendo pochi gli edifici del santuario ad essere intaccati dalle impalcature, vale la pena visitare questo luogo così ricco di bellezza e spiritualità, così come merita una visita il tempio Yakushi-ji 薬師寺 di Nara 奈良市, uno dei più antichi templi giapponesi, che verrà restaurato fino al 2020.

La lista di attrazioni sopra elencata comprende quelle maggiormente conosciute e visitate in Giappone, potrebbe dunque essere incompleta. In caso di mancanze, saremmo lieti di ascoltare i consigli da parte dei nostri lettori.


Fonte:
Japan guide
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