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18 feb 2019

Il Giappone ama Trump

Continua la bizzarra storia d’amore che lega il governo giapponese al presidente Trump. 

I quotidiani di mezzo mondo avevano riportato la dichiarazione di Trump con cui si vantava d'essere stato candidato al premio Nobel per la pace da parte del primo ministro giapponese Shinzo Abe, come dire nominare una faina al premio dell’anno di difensore dei pollai. 

Credendo si trattasse di una delle panzane che il miliardario americano si diletta a riversare copiose sulla stampa, alcuni giornalisti e parlamentari dell'opposizione hanno chiesto una dichiarazione al primo ministro giapponese. Spiazzando tutti, Abe non ha affatto smentito le voci agghiaccianti che stanno girando sui siti di news e i principali quotidiani mondiali. 

Lo sguardo di Abe non lascia dubbi. Amore! (Boston25news)
Vorrei evitare ogni commento a riguardo basandomi sul codice di condotta del comitato d’assegnazione del Nobel….Non sto dicendo non sia vero (che ho proposto Trump per il Nobel n.d.r.)
ha lasciato sapere alla stampa.
Come se questo non fosse sufficiente a confermare l’idillio che sta unendo i due paesi, il governo nipponico sta organizzando una visita formale di tre giorni per consentire a Trump d’essere il primo statista straniero ad avere l’onore di incontrare il nuovo imperatore Naruhito che ascenderà al trono il primo maggio. 

Quale sarà mai la scintilla che ha innescato questa calorosa reazione-relazione amorosa? 
Puro e semplice pragmatismo giapponese. 

Ovviamente sono tutti oboli simbolici che il Giappone sente di dover pagare all’alleato più forte vista la crescente necessità del supporto militare statunitense nella regione Pacifica e nel Mar del Giappone, sempre più spesso teatro di poco velate mire espansionistiche cinesi-russe-nordcoreane. Chiaramente a Trump, uomo d’affari senza scrupoli prima che presidente del paese che a torto o a ragione cerca di dominare il pianeta, alle lusinghe preferisce sonante moneta asiatica derivante da patti commerciali, tassazioni, accordi spesso estremamente svantaggiosi per il Giappone, ma che la stampa nazionale va da anni propagandando come toccasana per il mercato nazionale. 

Questi gesti devozioni da parte del Giappone nei confronti dell’uomo forte del momento non sono quindi che un educato inchino a novanta gradi al cospetto di Trump. 
Peccato solo non si siano accorti d’essersi inchinati dalla parte sbagliata....

Fonte: The Mainichi 1 
             The Mainichi 2
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15 feb 2019

La protesta di San Valentino degli uomini impopolari

San Valentino, la giornata dedicata all’amore appena trascorsa, è ormai celebrata in quasi tutto il mondo. Ovviamente il Giappone non fa eccezione, anzi: in questo Paese è un evento atteso da molte persone, che sono solite celebrarlo in maniera diversa rispetto all'estero.
Secondo la cultura nipponica, infatti, 14 febbraio sono le ragazze a dover regalare ai ragazzi del cioccolato, il quale assume uno specifico significato a seconda che il ricevente sia un conoscente (giri-choko 義理チョコ), un amico (tomo-choko 友チョコ) o una persona speciale (homei-choko 本命 チョコ).
Esattamente un mese dopo durante il White Day, che cade il 14 marzo, tutti gli uomini che hanno ricevuto dei cioccolati dovrebbero ricambiare con regali di valore superiore.
Tuttavia, a quanto pare, c’è qualcuno che non è particolarmente felice per questa situazione.


Un'immagine della protesta di quest'anno {source: YouTube}

Il 9 febbraio di quest'anno a Tokyo l’organizzazione nota in Giappone come Kakumeiteki Himote Domei 革命的非モテ同盟 si è riunita nonostante la gelida giornata invernale. Questo gruppo di uomini dal nome (per noi) impronunciabile, che letteralmente tradotto significa “Alleanza rivoluzionaria di uomini da cui le donne non sono attratte”, si è riunito con lo scopo di esprimere il proprio disappunto verso la giornata di San Valentino e i vincoli sociali da essa imposti.

Il gruppo in realtà non è nuovo a questo tipo di iniziative: originariamente, infatti, fu fondato nel lontano 2006 da Katsuhiro Furusawa dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza. Secondo varie teorie, da quell’episodio partì la sua protesta contro le festività più commerciali in generale, e a Natale dello stesso anno egli si mise a distribuire volantini ad Akihabara. 

Quella del 2019 è stata la dodicesima protesta contro la festa degli innamorati. Ad accompagnare il raduno contro il capitalismo romantico, che inizia solitamente da Shibuya, c’era l’attuale leader del gruppo Takayuki Akimoto, che insieme agli altri manifestanti urlava di abolire il giorno di San Valentino. Le persone presenti e i semplici passanti hanno ripreso parte della manifestazione in un video, che sulla piattaforma YouTube è diventato quasi virale. 

Ovviamente, la protesta non si limiterà a quel sabato di freddo: solitamente il gruppo marcia per la capitale anche il mese dopo in occasione del White Day, un concetto intollerabile per questi uomini che si sentono non accettati. Dietro un atteggiamento palesemente ironico si celano in realtà alcune affermazioni che andrebbero prese seriamente, come ad esempio quelle che recitano “Non giudicare il valore di una persona dalla quantità di cioccolato che riceve” o “Non è giusto deridere le persone impopolari”.

Queste ed altre convinzioni ultimamente hanno cominciato a farsi strada nella società giapponese e ad essere fortemente promosse anche dalle aziende o da famose case produttrici di cioccolato. Ne è un esempio la famosa Godiva, che il 1° febbraio ha pubblicato sul quotidiano Nihon Keizaki Shimbun un breve annuncio invitando le donne a non sentirsi obbligate a regalare ogni anno del cioccolato, ma a farlo solo se veramente lo vogliono.

Atto comico o meno, tutto fa pensare che il leader sia un vero sostenitore di ciò che porta avanti con impegno. Guardando i video trapelati in rete, ciò che possiamo dire è che i manenifestanti sembravano davvero felici di marciare contro questo evento per le strade ghiacciate della capitale.



Fonti:
JapanToday
Odditycentral
Wikipedia
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Nuove leggi sulla pirateria in Giappone

Da questa settimana il governo giapponese ha approvato ed attuato una più severa normativa per la salvaguardia delle proprietà intellettuali online, rendendo quindi illegale lo scaricamento illecito non solo di film e musica, ma da ora anche di manga, videogiochi e produzioni letterarie di vario genere. 

Con l’incremento preoccupante del tasso di pirateria informatica, quasi completamente sconosciuta in Giappone fino al decennio passato, il provvedimento sembra una manovra indispensabile. Nelle prossime settimane sono state programmate discussioni per inasprire le pene di natura pecuniaria, con soglia innalzata a circa 16000 euro, e carceraria, fino a due lunghi anni dietro le sbarre

Classico esempio di libreria con clienti che praticano sereni tachiyomi (Tropical Island)
Alcuni promotori del provvedimento hanno cercato di rendere estremamente restrittivo il controllo sui diritti d’autore arrivando a proporre la condanna anche per il possesso e diffusione di una semplice immagine o qualche riga di testo da un’opera depositata. Stando ad altri legislatori più realisti, il reato andrebbe imputato solo a coloro che ripetutamente, per lunghi periodi di tempo, hanno sistematicamente scaricato illegalmente intere librerie di dati protetti da copyright. Il nuovo provvedimento inoltre non mira a punire esclusivamente gli utenti finali, coloro che fisicamente entrano in possesso dei contenuti in questione, o coloro che li postano illegalmente online condividendoli con altri. 
La vera svolta risiede nel fatto che anche gli operatori di siti e blog che postano esclusivamente hyperlink esterni ad altre homepage, gallerie, storage nel cloud, da cui scaricare i materiali pirata, pur dichiarando di non ospitare nessuno dei suddetti contenuti, potranno essere considerati colpevoli e quindi condannati alle nuove durissime pene. Che poi lo stato riesca a fare indagini anche su siti esteri ed applicare la legge con utenze d’oltreoceano resta ampiamente da verificare. 

Ma i fan della lettura gratuita non devono disperare. Le principali case editrici giapponesi stanno iniziando a considerare lo sviluppo di piattaforme attraverso cui diffondere contenuti manga gratuitamente, come ad esempio MANGA Plus. Siamo agli albori, al momento si possono reperire solo opere parziali, ma il futuro potrebbe riservare evoluzioni positive. 
Per chi fosse in Giappone poi resta sempre il classico, sempre di moda, assolutamente legale, tachiyomi 立ち読み, ovvero leggere da scrocconi stando in piedi direttamente in negozio, senza alcun obbligo d’acquisto. Meglio di così…..

Fonte: Japan Today
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