11 gen 2015

Definizioni della società giapponese

Non è mai semplice parlare di culture diverse dalla propria e lanciarsi in definizioni su di un popolo come quello giapponese. Eppure le prime cose che mi vengono in mente quando cerco di darmi una spiegazione a certi comportamenti e contraddizioni della moderna società giapponese, sono tre definizioni: Oitsuki Oikose, Wakon Yōsai e Shūdan Kōdō.

Spirito giapponese, tecnologia occidentale


Le prime due sono in realtà degli slogan che hanno portato il Giappone da un paese feudale al moderno paese attraverso la restaurazione Meiji. Wakon Yōsai (和魂洋才) fu lo slogan che portò il paese ad aprirsi all’occidente senza dover perdere le proprie tradizioni (Spirito giapponese, tecnologia occidentale), il secondo fu la naturale evoluzione del primo slogan, Oitsuki Oikose (追いつき追い越せ), recuperare e superare.

In realtà questi due slogan sono ancora ben radicati nella società. E’ facilmente individuabile girando per il paese, soprattutto nelle grandi città, dove tradizione e modernità procedono parallelamente, spesso contaminandosi, l’essenza del Wakon Yōsai. I giapponesi, in un preciso momento storico, a partire dalla ricostruzione post bellica della rovinosa seconda guerra mondiale, riuscirono ad attuare il sorpasso tanto agognato dallo slogan Oitsuki Oikose, riuscendo in un decennio a diventare una grandissima potenza economica. Tra metà anni ’50 e metà anni ’60 il paese crebbe e si modernizzò in tal misura che molti intellettuali, cominciarono ad intravedere una perdita dell’anima e della cultura giapponese. La morte dell'ex primo ministro Yoshida Shigeru nel 1967, uno dei fautori del trattato di pace di San Francisco (1951) che sancì la fine della seconda guerra mondiale in Asia e l'inizio del protettorato degli U.S.A., le successive rivolte studentesche, portarono il Giappone in una fase di stallo economico e di scontri, che durarono per un paio di anni, ebbero il culmine con il famoso suicidio di Yukio Mishima (1970).

Ultimo discorso di Yukio Mishima
A partire dal 1970 le grandi manovre del primo ministro Satō Eisaku, portarono il paese ad essere la terza potenza mondiale, dopo USA e URSS.
In quel preciso istante i giapponesi realizzarono che per poter migliorare dovevano perseguire perpetuamente il motto di Oitsuki Oikose, trovare sempre il numero uno in qualsiasi settore, essere sempre secondi, perché solo essendo secondi si può aspirare ad essere primi e a migliorarsi.

La terza definizione Shūdan Kōdō (集団行動) che può essere tradotto come “azione collettiva”, deriva dalle esercitazioni militari ma è ben radicato come visione di un paese che funziona grazie all'azione collettiva della società. La forza del Giappone non è nel singolo individuo, ma nella sua collettività o, meglio, l’importanza della singolarità è data dal suo valore come un pezzo di un puzzle.
Tutti sono importanti visti come un disegno più ampio, nel loro insieme. Il mio lavoro, il mio comportamento si riflettono nella società. Seguire certi comportamenti, l’etichetta, fare il proprio lavoro bene e così via, si riflettono sull'ordine pubblico, sui servizi e, di conseguenza, sulla qualità della vita. Un tassello che non combacia con il puzzle, è un tassello difettato che prima o poi verrà messo da parte.
Una società dove si tende alla perfezione della collettività, porta inevitabilmente all'annullamento dell’individualità. Se è vero che nelle proprie quattro mura, i giapponesi sono liberi di essere tutto ciò che non possono essere nella vita quotidiana, è anche vero che la libertà di espressione è molto spesso relegata a momenti ben precisi.

Esercitazi di azione collettiva
I giapponesi si divertono, si ubriacano, ballano, cantano, si travestono, fanno sesso, suonano, come tutti, ma in momenti ben precisi, organizzati.
Se volete mettere in crisi un giapponese, chiedetegli di fare una cosa fuori programma. Questo è vero soprattutto nel mondo del lavoro, dove ogni persona è istruita a fare determinate azioni e non uscire dal seminato, per cui una semplice richiesta di non mettere del ghiaccio nella coca cola, diventa qualcosa di complesso.
Ogni volta che giro per le strade di Tokyo, ogni giorno a lavoro, ogni giorno nella mia vita quotidiana di italiano in Giappone, vedo una commistione tra spirito giapponese e tecnologia occidentale, vedo un popolo che cerca sempre di migliorarsi, vedo una popolazione che si muove sincronizzata in azioni collettive che rendono tutto, all'apparenza, perfetto.



6 commenti:

  1. A me il Giappone e la sua cultura affascina moltissimo, tuttavia, personalmente, non credo riuscirei a viverci: troppe regole, troppi schemi da seguire e questo discorso della "libertà di espressione relegata in momenti ben precisi" non mi entusiasma moltissimo. Però non mi dispiacerebbe provare a vedere di persona la vita quotidiana dei nipponici e vivere come fanno loro. Insomma, non vorrei "criticare" prima di fare tale esperienza.
    Bell'articolo, lunaticgate, è sempre un piacere leggere i tuoi articoli e le tue esperienze nella Terra del Sol Levante! Attendo con impazienza il prossimo scritto!

    RispondiElimina
  2. In generale sono d'accordo con Aiko. Considerando il nostro bagaglio culturale nonchè le abitudini italiane, penso che per la maggior parte di noi potrebbe essere complicato pensare di inserirsi alla perfezione senza riscontrare la benchè minima difficoltà (e parlo di inserirsi per viverci). Un meccanismo di questa tipologia è efficente solo se le persone vengono "indottrinate" da subito. Può sembrare "crudele" posto in questa maniera, e in un certo senso limitante, ma le impressioni che potremmo avere sono connesse proprio alla cultura che ci portiamo dietro: la maggior parte dei giapponesi, probabilmente, è abituata a ragionare in una certa maniera, a scaricare la tensione secondo i precisi schemi di cui parla lunaticgate, e di conseguenz a far funzionare ciò che altrove sarebbe utopico.
    Diverso è, invece, visitare questo Paese per un breve periodo di tempo e poter osservare il tutto da fuori, godendo dei frutti che l'operato nipponico apporta al Giappone.

    Grazie per aver scritto questo articolo, come sempre interessantissimo =)

    RispondiElimina
  3. La frase conclusiva è davvero esplicativa: quell'organizzazione, quasi maniacale, rende tutto perfetto, ma solo all'apparenza.
    Purtroppo, come in tutto, la medaglia possiede sempre due facce.
    Il Giappone, se così si può dire, è "troppo" organizzato, l'Italia è troppo "approssimativa", per questo condivido il pensiero che per molti di noi una vita in Giappone sia quasi impossibile.
    Trovare un equilibrio non è affatto facile quando si parla della cultura di una nazione.

    La parte che preferisco dell'articolo è quella in cui si parla dell'importanza dell'essere secondi, piuttosto che primi.
    Trovo bellissimo il fatto che questo sia costruttivo e che si tenda sempre a dare il meglio di sè!

    Mi è piaciuto davvero molto!

    RispondiElimina
  4. Come ha giustamente scritto June, un conto è visitare il paese per un periodo limitato, un conto è viverci. Si hanno riscontri del tutto diversi. Inoltre anche viverci può avere impatti diversi. Io vivo con mia moglie che è italiana e ci siamo ritagliati un nostro spazio. In più, oltre ai giapponesi, abbiamo contatti con altri stranieri, e questo, rende molto più "facile" la vita in Giappone.
    Inoltre, non essendo autoctono, i giapponesi sono molto più permissivi verso possibili mie défaillance, anzi, credo proprio che una delle caratteristiche che più cercano in uno straniero, sia il giusto equilibrio tra il loro modo di essere ed il nostro.

    RispondiElimina
  5. lunaticgate: ora che vivi con tua moglie in Giappone (presumo da almeno qualche anno, correggimi se sbaglio) come sei riuscito a trovare un giusto equilibrio tra il modo di essere nipponico e il nostro? Ci sei riuscito subito oppure ti ci è voluto del tempo? Come ti trovi ora? So che non è il post giusto per farti certe domande, tuttavia appena hai tempo (e voglia) mi piacerebbe leggere qualche tua esperienza/punto di vista riguardo il Giappone :)

    RispondiElimina
  6. Ciao, non è la mia prima esperienza in Giappone. Ci sono stato anche tra il 1999 ed il 2001, poi la mia vita ha preso una strada del tutto diversa, e dal 2003 ho cominciato a viaggiare per lavoro e per piacere, ovunque, tranne per il Giappone. Ormai l'avevo accantonato, sepolto, quasi dimenticato e dopo diversi anni ho avuto l'occasione di tornarci a vivere. Sono partito con tutti i dubbi del caso, conoscevo già profondamente questo paese, anche precedentemente al mio primo viaggio. Ho cominciato a studiare giapponese e la loro cultura nel '95, quando le uniche fonti erano i libri, internet non era nemmeno lontanamente fruibile all'epoca, non era ancora diffusa come tecnologia. Il Giappone è un paese che può offrire tanto se hai da offrire tanto. Non basta l'amore per questo paese, non basta amare un/una giapponese per viverci bene, non basta aver studiato. Noi parliamo di regole, in realtà sono comportamenti che i giapponesi hanno nel loro DNA, non sono mai veramente cambiati, forse si sono "imbastarditi" nel tempo ma sono ancora molto legati alla loro cultura, alle etichette e al loro nazionalismo. Ripeto, io sono fortunato a non essere solo in questa avventura e, soprattutto, sono fortunato ad avere una metà che la pensa come me. Molti italiani che vivono in Giappone che conosco si lamentano, altri si trovano bene e guarda caso, quelli che si trovano bene, sono quelli che vivono con altri italiani. Tornare a casa ed avere una valvola di sfogo, un appiglio alla propria italianità (che amo e odio allo stesso tempo), è molto d'aiuto. Credo che questo sia uno dei segreti. L'altro, è aver viaggiato molto. Prima di aver avuto l'occasione di trasferirmi in Giappone, per me c'erano solo paesi arabi e nord africani in lista nel mio lavoro, ormai da anni, quindi non mi lamento affatto, anzi, sono grato al Giappone, nel bene e nel male, mi ha migliorato la vita, anche rispetto a quando vivevo in Italia.

    RispondiElimina

ATTENZIONE - LEGGI PRIMA DI POSTARE!

Ogni commento rispecchia il punto di vista dell'autore, il quale si assume la piena responsabilità per i contenuti pubblicati. La redazione di Hanabi Temple provvederà a rimuovere quanto prima i commenti non idonei, illegali o potenzialmente dannosi per sensibilità e la sicurezza dei lettori.

Ultime news