2 feb 2015

Harajuku mon amour!


Takeshita street
Harajuku (原宿) non è un vero e proprio quartiere, si concentra principalmente nelle immediate vicinanze della stazione omonima della linea JR Yamanote e fa parte infatti di Shibuya.   
Per i turisti in visita alla città per la prima volta è una tappa obbligata, per me che a Tokyo ci vivo è nella mia top ten dei posti del cuore sin da quando l’ho visitata la prima volta nel 2001; in un libro sui luoghi da vedere almeno una volta nella vita la elencherei tra i primi 10. Perché nessuna foto, lettura o racconto può dare l’idea delle sensazioni che si provano passeggiando per le sue strade. Meraviglia, incredulità, entusiasmo, contentezza, un bombardamento sensoriale che ti lascia senza fiato: qui anche l’aria che respiri è kawaii (可愛い、かわいい).


Kawaii è un aggettivo della lingua giapponese che può essere tradotto, in maniera un po’ riduttiva, come “carino”, “adorabile”, ma io lo tradurrei più come “adorabilmente carino”.
Questo aggettivo, usato principalmente a partire dagli anni ottanta per descrivere una serie di personaggi di anime, manga e videogiochi, si è poi esteso a indicare una vera e propria sottocultura fatta di modi di abbigliarsi, parlare, comportarsi, abbracciata per lo più dalle giovani ragazze, in misura minore dai ragazzi e assolutamente non estranea al mondo degli adulti che spesso si rifugiano nel mondo dell’infanzia per sfuggire alle pressioni di una società a tratti rigida e troppo incentrata sul senso del dovere.



Il  kawaii è oggi una vera e propria industria che produce ogni sorta di categoria merceologica (gadget, pupazzi, vestiti, accessori ma anche cibi e bevande) dall’aspetto grazioso, infantile e ingenuo di solito in tonalità pastello, di proporzioni minute e con decorazioni ricche di dettagli; secondo Kurita Nobuyoshi, professore di sociologia alla Musashi University di Tokyo, kawaii è un termine magico che raccoglie tutto ciò che è accettabile e desiderabile in Giappone. Dire di una persona che è kawaii significa farle un grandissimo complimento.


Liz Lisa Shop
 Per capire veramente il significato della parola basta uscire dalla stazione di Harajuku e avviarsi lungo Takeshita Street (竹下通り): lunga circa 350 mt è affollata di chioschetti di crepes e caffetterie dove ogni cibo è presentato per apparire quanto più adorabile possibile; vi passeggiano altrettanto adorabili signorine tutte addobbate di merletti, fiocchi, cuffiette e ombrellini stile damina dell’800 che esclamano con voce acuta e infantile “kawaii” ad ogni oggetto esposto sui banchetti dei negozi di accessori. Per molte di loro questo tipo di abbigliamento e comportamento rimane confinato nei pochi metri di questa strada; la maggior parte di queste ragazze si cambiano giusto per l’occasione: a fine giornata recuperano il trolley lasciato al deposito bagagli della stazione di Harajuku, dismettono i panni di “cute Lolita” e ritornano a essere le banali ragazze che si confondono tra la folla della metropoli. Sarà per questo che gli armadietti della stazione sono sempre occupati e nei bagni c’è sempre una fila chilometrica?




Terminato il giro a Takeshita Street si prosegue su Omotesando Street (表参道通り), elegantissima strada dello shopping considerata gli Champs Elysee di Tokyo. Tralasciando i vari Gucci, Prada e Armani, il negozio che merita fra tutti una visita è Kiddy Land: storico punto di riferimento dal 1950, un vero e proprio paradiso dei giocattoli per adulti e bambini.

Se poi decidi che l’abbuffata di crepes ti ha nauseato e che tutto questo kawaii ha sfiorato il limite del lezioso, basta che te ne vai al tempio Meiji Jingu (明治神宮 )per immergerti in un’atmosfera di pace e tranquillità.






Ingresso al tempio Meiji Jingu

Appena varcata la soglia del tori, la porta monumentale di ingresso all’area sacra del santuario, non so spiegare come, ma l’aria cambia.
Costruito nel 1920 in memoria dell’imperatore Meiji e dell’imperatrice Shōken è il santuario shintoista più visitato del Giappone.
È circondato da una foresta sempreverde di circa 175 acri che ha tutta l’aria di essere naturale ma in realtà gli alberi (245 specie diverse provenienti da ogni parte del Giappone e del mondo) sono stati tutti piantati dall’uomo! Nel 1945 il corpo principale del tempio venne distrutto sotto i bombardamenti aerei, e quello che ammiriamo adesso è una ricostruzione.
Il parco è visitato quotidianamente sia come luogo sacro e meditativo sia come area di ricreazione, specie la domenica quando gruppi di performers si danno appuntamento per preparare le esibizioni: gruppi di danza tradizionale e non, cori dei generi musicali più diversi, duo comici, attori drammatici, musicisti.

Cerimonia nuziale al tempio Meiji Jingu


Periodicamente si tengono festival dai temi più disparati che attirano folle di visitatori; sicuramente uno dei più popolari si tiene durante la fioritura dei ciliegi, quando migliaia di giapponesi si danno appuntamento nel parco per pic-nic a base di birra all’ombra dei sakura (i fiori di ciliegio appunto) rovinando la poesia della contemplazione. I giapponesi sono degli animali sociali e amano particolarmente riunirsi tutti insieme nello stesso momento; per fortuna i ciliegi sono dappertutto e trovare un posto appartato per ammirarli non è difficile!

Prove di danza al parco

1 commento:

  1. Mi ha fatto molto piacere leggere quest'articolo! Inutile dire che il Giappone è un Paese unico nel suo genere: 'kawaii' come lui, nessuno!

    RispondiElimina

ATTENZIONE - LEGGI PRIMA DI POSTARE!

Ogni commento rispecchia il punto di vista dell'autore, il quale si assume la piena responsabilità per i contenuti pubblicati. La redazione di Hanabi Temple provvederà a rimuovere quanto prima i commenti non idonei, illegali o potenzialmente dannosi per sensibilità e la sicurezza dei lettori.

Ultime news