11 feb 2015

La fondazione del Giappone

L'11 febbraio in Giappone è festa nazionale: si tratta del Kenkoku Kinenbi 建国記念日, il Giorno della Fondazione della Nazione, l'occasione perfetta per riflettere su cosa voglia dire essere giapponesi, sul proprio attaccamento alla patria e sulla figura dell'Imperatore. E non è raro in questo giorno vedere la bandiera nazionale del Giappone, Hinomaru 日の丸, esposta fuori dai negozi o sventolata da cortei nelle strade.
Ma quando è nata questa ricorrenza?

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IL PRIMO IMPERATORE DEL GIAPPONE
Le sue origini sono assai remote, e risalgono ad un'epoca in cui il confine tra storia e mitologia era ancora sfumato. Per rintracciarle, bisogna risalire ai due più antichi testi scritti del Giappone, il Kojiki 古事記 (712 d.C.) e il Nihon Shoki 日本書紀 (720 d. C.). Entrambi, ma in particolar modo il secondo, narrano le vicende di Kamu Yamato Iharebiko 神日本磐余彦尊, il cui bisnonno era Ninigi no Mikoto 瓊瓊杵尊, nipote di Amaterasu no Ōmikami 天照大御神, il kami 神 femminile del sole.

Fin da giovane Iharebiko mostrò carisma e intelligenza fuori dal comune, tanto da venir nominato erede al trono già a 13 anni. Prese come consorte Ahiratsuhime 吾平津姫, che gli diede due figli, e a 45 anni decise di lasciare il Kyūshū 九州, luogo dove era disceso dal Reame del Cielo il bisnonno mandato da Amaterasu a pacificare e governare la Terra. La sua intenzione era di conquistare e unificare sotto il suo controllo i territori a est, ancora frammentati e governati da diversi regnanti. Intraprese quindi una spedizione navale, approdando nello Honshū 本州. Qui inizialmente non trovò resistenza lungo il suo cammino, ma giunto nelle regioni interne di Nakasu 中州 dovette fronteggiare colui che le governava, Nagasunehiko 長髄彦. Durante la prima battaglia però Iharebiko non riuscì ad avere la meglio e fu costretto al ritiro. Si spinse altrove, e grazie a sporadici ma provvidenziali aiuti da parte dell'antenata Amaterasu, riuscì a sgominare quanti gli si opponevano. Incontrò le genti più strane, come uomini con la coda o ragni di terra (tsuchigumo 土蜘蛛, probabilmente un epiteto che identificava popoli che vivevano ancora nelle caverne, di etnia diversa da quella giapponese). Affrontò nuovamente Nagasunehiko e riuscì a vincere. Sottomise villaggi e sconfisse banditi, e infine il primo giorno del primo mese dell'anno Kanoto Tori 金の弟酉 (letteralmente gallo di metallo yin, che equivarrebbe al 660 a.C.), Iharebiko stabilì la sua reggia a Kashihara 橿原, a sud-est del monte Unebi 畝傍山 nel Paese di Yamato 大和国 (oggi prefettura di Nara 奈良県), dove regnò assieme alla nuova moglie Himetataraisuzu-hime 媛蹈鞴五十鈴媛命 fino alla morte, avvenuta all'età di 137 anni. Meglio noto col nome postumo di Jinmu Tennō 神武天皇, è considerato il primo vero Imperatore del Giappone, che diede inizio alla dinastia che perdura fino ai giorni nostri.

Yoshitoshi Tsukioka 芳年月岡, "L'Imperatore Jinmu 神武天皇",
dalla serie "Ritratti di famosi generali del Grande Giappone 大日本名将鑑", 1880.
Museum of Fine Arts, Boston.

I testi sopracitati, Kojiki e Nihon Shoki, non si possono però definire verosimili al 100%: entrambi narrano le origini dell'arcipelago giapponese con toni e descrizioni da leggenda, proseguendo poi a elencare le vicende di numerosi esseri divini e sovrumani (kami), con tanto di genealogie. Ed è solo verso la parte conclusiva che iniziano a raccontare le storie di semplici esseri umani e possono essere considerati abbastanza attendibili. Il loro scopo principale non era quindi riportare in modo rigoroso e veritiero avvenimenti effettivamente accaduti, ma piuttosto spiegare e legittimare il diritto del clan Yamato 和氏 di sedere sul trono imperiale. E facendolo discendere da Amaterasu, la principale figura del pantheon shintoista, gli attribuivano così una natura divina, grazie alla quale solo i suoi membri potevano diventare Imperatori.

Gli archeologi e studiosi mettono fortemente in dubbio l'effettiva storicità della figura dell'Imperatore Jinmu: la durata della sua vita è piuttosto irrealistica, e non esistono fonti scritte che ne provino l'esistenza. E' ritenuto piuttosto una figura mitologica.
E se si dubita che Jimmu Tennō sia realmente vissuto, allora anche la data della fondazione del suo regno potrebbe non essere veritiera. Del resto la domanda sorge spontanea: perché proprio il 660 a.C.? Ci sono prove valide che certifichino questa data o si tratta di speculazioni? Poiché la scrittura è giunta dalla Cina in Giappone solo nel V sec. d.C., non esistono documenti scritti antecedenti quest'epoca in grado di chiarire ogni dubbio e si possono solamente fare supposizioni. La più accreditata è la seguente.
Nel 601 d.C., nono anno di regno dell'Imperatrice Suiko 推古天皇 (554 - 628), vennero presi contatti con la Corte della dinastia Sui, dalla quale giunsero in Giappone numerose conoscenze tra cui il calendario lunare cinese, basato su cicli di 60 anni. Per una coincidenza fortuita quell'anno era considerato un anno Kanoto Tori 金の弟酉, il più importante del ciclo sessagenario perché secondo l'antico testo cinese Chen Wei Shuo 讖緯説 (jap: Shin'isetsu) gli eventi più significativi di una nazione si verificherebbero ad ogni 21° Kanoto Tori, ovvero ogni 1260 anni, un lasso di tempo chiamato Ippō 一蔀.
Probabilmente i compilatori del Kojiki e del Nihon Shoki per stabilire quando far cominciare la storia dell'Impero giapponese, decisero di prendere quell'anno come punto fermo e andare a ritroso di 1260 anni, al precedente Kanoto Tori portatore di rivoluzioni, che corrisponderebbe al 660 a.C. secondo la datazione occidentale. Tuttavia è bene sottolineare che sono calcoli fatti a posteriori, con tutta probabilità forzati allo scopo di ottenere la data di maggior auspicio possibile, e quindi poco plausibili.


ALLA BASE DELL'IDENTITA' NAZIONALE
Il calendario cinese, basato sulle fasi lunari e detto kyūreki 旧暦, individua il Capodanno nel secondo novilunio successivo al solstizio d'inverno. E per secoli in Giappone in questo giorno si celebrava oltre al Nuovo Anno anche la ricorrenza dell'ascesa al trono dell'Imperatore Jinmu. Durante il periodo feudale in cui la figura dell'Imperatore venne oscurata e messa in secondo piano da quella dello Shōgun 将軍, la correlazione tra il Capodanno e l'origine della dinastia imperiale declinò, per venire poi ripresa durante il periodo Meiji (1868 – 1912).
Epoca di rapida modernizzazione su esempio delle maggiori potenze europee e statunitensi, essa fu anche un momento di grave crisi: i repentini e drastici cambiamenti che stavano avvenendo facevano vacillare il sistema di valori e la stessa identità culturale del Paese. Affinché la nazione non si disintegrasse sotto l'assalto delle innumerevoli innovazioni e influenze estere, e non perdesse la certezza di cosa la rendesse “giapponese”, i governanti Meiji dovettero cercare qualcosa che fosse in grado di ridare sicurezza alla popolazione pervasa dal senso di smarrimento. Si optò per un ritorno alla tradizione, o meglio per una sua completa riscrittura, privata di riti e contenuti di carattere eccessivamente locale, affinché potesse fungere da mezzo di riconoscimento e coesione sociale per tutti. Lo Shintō 神道 venne elevato a unico vero culto del Giappone, proclamato Religione di Stato (kokkashintō 国家神道), rielaborato per liberarlo di ogni minima influenza del Buddhismo e standardizzato nelle pratiche. Inoltre la figura dell'Imperatore e la sua origine divina vennero enormemente enfatizzati, facendone oggetto di assoluta venerazione.

Fu in questo clima quindi che venne istituito il Kigensetsu 紀元節, letteralmente Festa Stagionale dell'Inizio della Storia. Nel 1872 il governo Meiji decise che a partire dall'anno successivo sarebbe stato introdotto il calendario gregoriano, in base al quale il giorno esatto in cui Jimmu Tennō era salito al trono cadeva e doveva essere celebrato il 29 gennaio. Esso corrispondeva al Capodanno 1873 calcolato secondo l'antico calendario lunare e la popolazione finì col pensare che fosse semplicemente la festa del Nuovo Anno tradizionale, anziché quella della fondazione dell'Impero. E quello stesso giorno cadeva anche il Kōmei Tennō Sai 孝明天皇祭, la Commemorazione della Morte dell'Imperatore Kōmei 孝明天皇 (1831 – 1867), una sovrapposizione di ricorrenze non delle più felici. Di conseguenza il 14 ottobre 1873 il governo modificò la festività istituendola l'11 febbraio.

Nell'anno 1889 l'11 febbraio fu scelto come giorno per la promulgazione della Costituzione dell'Impero del Grande Giappone (Dai Nihon Teikoku Kenpō 大日本帝国憲法) proprio per il suo significato simbolico. Nel 1940, in occasione del 2600° anno dalla mitica fondazione dell'Impero vi furono celebrazioni solenni, e avrebbero dovuto tenersi sia le Olimpiadi Estive che il Grand International Exposition of Japan a Tōkyō 東京, ma furono cancellati entrambi a causa dello scoppio della guerra con la Cina nel 1937.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, quando ancora il Giappone era sottoposto al controllo del Comando Supremo delle Potenze Alleate (Scap), a causa dell'implicita ideologia nazionalista insita in questa ricorrenza essa venne abolita. Fu riabilitata soltanto nel 1966, col nome di Kenkoku Kinenbi (sebbene in occasioni formali ancora chiamata Kigensetsu) e da allora viene celebrata annualmente ogni 11 febbraio.


IL KENKOKU KINENBI OGGI
Commemorazione dell'Inizio della Storia tenutasi l'11/02/14 nella Sala Pubblica Seiryō 星陵会館
a Nagatachō 永田町, Tōkyō. Sulle bandiere: "Lunga Vita all'Imperatore" (dx),
"Cerimonia di Celebrazione del Kigensetsu" (sx). {KODO}
Meno sentita forse che in epoche passate, questa giornata rimane comunque molto importante. Scuole e uffici restano chiusi, come anche le ambasciate giapponesi all'estero. Ha luogo l'alzabandiera e il Primo Ministro solitamente tiene un discorso sulla posizione del Giappone nel mondo. In diversi santuari imperiali, tra cui ad esempio il Meiji Jingū 明治神宮 di Tōkyō 東京, lo Heian Jingū 平安神宮 di Kyotō e il Kashihara Jingū 橿原神宮 di Kashihara 橿原市 si celebra il Kigensai 紀元際, Festa dell'Inizio della Storia, con la recitazione di preghiere da parte dei preti shintoisti, danze sacre e la processione del sacro palanchino (mikoshi 神輿) per le strade.
Si tratta comunque di eventi che non attraggono grandi masse. Non ci sono grossi proclami o grandi sfoggi di spirito patriottico, e anche eventuali parate o manifestazioni non sono organizzate dalle autorità pubbliche ma da gruppi di cittadini e associazioni private. Non mancano personalità del mondo politico che chiederebbero maggior enfasi e attenzione su questa festa e sul suo significato, ma per la maggior parte delle persone è una ricorrenza che passa perlopiù in sordina, un'occasione per stare in casa e prendere una pausa dallo studio e dal lavoro, anche a causa di una certa disaffezione alla politica (dimostrata dalla sempre più scarsa partecipazione alle elezioni, si veda ad esempio quanto è accaduto in occasione del voto anticipato di dicembre 2014).
Feste immediatamente vicine, come il Setsubun 節分 (3 febbraio), San Valentino バレンタインデー (14 febbraio) o lo Hina Matsuri 雛祭 (3 marzo), pur non essendo nazionali sono molto più popolari e partecipate di questa.



- Japan's National Foundation Day: lack of consensus leads to lack of celebration, in National Days/National Ways: Historical, Political and Religious Celebrations Around the World, di Linda K. Fuller, Greenwood Publishing Group, 2004;


© Riproduzione riservata

2 commenti:

  1. Bellissimo articolo, molto dettagliato ed esauriente! Dai, menomale che i giapponesi oggi possono stare a casa e riposare, dato che sono sempre molto 忙しい con lo studio e con il lavoro.

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  2. In effetti, considerando quanto siano centellinate le vacanze in Giappone, un po' di riposo non fa male ;)

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