25 mag 2015

Cose che fanno battere più forte il cuore


TITOLO ORIGINALE: Asioita jotka saavat sydämen lyömään nopeammin
AUTORE: Mia Kankimäki
TRADUTTORE: Delfina Sessa
EDIZIONE: Piemme
COLLANA: Voci
ANNO: 2014
PAGINE: 384

Riporta la quarta di copertina: “A trentotto anni Mia si sente sopraffatta dalla routine della sua esistenza, come se il tempo passasse insensatamente. Finché un giorno decide di lasciare il suo lavoro presso una casa editrice per partire sulle orme di Sei Shōnagon, dama di corte e scrittrice giapponese vissuta nel decimo secolo. Mia non parla giapponese e a Kyoto non conosce nessuno, ma ha letto l'opera di Sei, 'Note del guanciale', e sente di aver trovato in lei una sorella spirituale: una donna moderna e disinibita le cui osservazioni sulla vita potrebbero provenire dalla penna di Virginia Woolf. Le liste che arricchiscono il suo diario e in cui elenca le cose gradevoli, sgradevoli, odiose e quelle che fanno battere più forte il cuore, sono di estrema attualità. Presto la nuova vita trascina Mia: si innamora dei templi, dei fiori di ciliegio, dei salici piangenti lungo il fiume Kamo, della meditazione zen, delle sale da tè, delle serate al pub insieme a nuovi amici e nuovi amori. Cercando il Giappone antico tra giardini e palazzi, Mia troverà il filo che la lega alla sua eroina e scoprirà se stessa e che cosa vuole davvero dalla vita”.

Di seguito, la recensione dell'opera.

Una vita assolutamente tranquilla, posta sui binari sicuri di una quotidianità ripetitiva e priva di sorprese. Tutto scorre placidamente, senza particolari problemi o difficoltà: cosa si può volere di più? Eppure la protagonista di questo libro, finlandese, si sente oppressa dalla monotonia e banalità in cui è scivolata la sua esistenza e ormai alla soglia dei quarant'anni, complice un certo clima di crisi nella casa editrice presso cui lavora, percepisce la necessità di spingersi al di là dei confini che delimitano il suo modo di vivere per cercare qualcosa che vi apporti novità, freschezza, e le scrolli di dosso ogni pesantezza e negatività.
Così decide di realizzare un suo personale desiderio: approdare in Giappone e trovare le tracce di Sei Shōnagon 納言清少 (X sec, date incerte), dama di corte autrice dell'opera Makura no Sōshi 枕草子, che aveva potuto leggere ai tempi dell'università e da cui era subito rimasta colpita e affascinata. Del tutto allo sbaraglio perciò si prende un anno di aspettativa, fa domanda di borsa di studio e nel settembre 2010 si catapulta in Giappone senza conoscerne minimamente la lingua, nonostante ciò ugualmente fiduciosa di riuscire a trovare le informazioni che cerca e utilizzarle per realizzarci un libro.
Cosa la porterà a scoprire questo suo viaggio verso l'ignoto? Riuscirà a “incontrare” Sei, o almeno ciò che resta di lei, nella moderna Kyōto? Cosa troverà lungo il cammino? E cosa resterà, alla fine, di quest'avventura?
Un'opera davvero particolare, molto più di un mero diario di viaggio.

Il linguaggio è semplice, confidenziale, e l'autrice si rivolge direttamente a Sei Shōnagon dandole del “tu”, come se stesse scrivendo una lunghissima lettera rivolta ad una vecchia amica, creando una piacevole atmosfera d'intimità che pervade ogni pagina. Inoltre si alternano in modo del tutto fluido e naturale le esperienze e i pensieri diretti dell'autrice, i resoconti dei luoghi da lei visitati, le citazioni tratte da Note del guanciale* e i collage delle nozioni più disparate sul periodo Heian (794 – 1185 d.C.), l'epoca dorata della letteratura durante la quale la dama centro dei suoi interessi è vissuta.
Si verrà trascinati per mano, con dolcezza e pazienza, attraverso il cammino affrontato dalla stessa Mia alla ricerca di tutto lo scibile che riguardi Sei Shōnagon, tra difficoltà logistiche e linguistiche, frustrazioni, scoperte collaterali o improbabili, sorprese, nuove conoscenze, nuovi viaggi e non da ultimo il disastro di Fukushima del 2011. Pur trovandosi nella lontana Kyōto anche l'autrice ha vissuto e sentito l'influenza di questa immane tragedia, che fortunatamente ha solo momentaneamente rallentato e non fermato i suoi studi.

Lo stile è molto scorrevole, agevole da leggere, e si gira l'ultima pagina un po' dispiaciuti di doversene accomiatare.
E' un testo che però riesce a risultare godibile e appassionante soprattutto per chi nutre almeno un minimo di curiosità per il Giappone, la sua storia, cultura e letteratura, e per chi conosce almeno di nome Sei Shōnagon. Chi lo acquista con la convinzione di leggere l'esperienza di una persona che vuole trovare risposte sulla propria vita, in cui la ricerca di una dama del passato è utilizzata più che altro come pretesto, potrebbe restarne deluso: l'opera infatti si focalizza principalmente su Sei Shōnagon e quanto la riguarda, e nonostante le descrizioni autobiografiche il vissuto dell'autrice rimane sullo sfondo, in qualità più che altro di cornice d'abbellimento. Le dissertazioni su Sei, l'epoca Heian, la vita alla Corte Imperiale, la politica, gli usi e costumi potrebbero risultare noiose per quanti cercavano un racconto di vita vera più che un trattato su una figura della letteratura nipponica. D'altra parte è possibile che anche chi cercava in questo libro uno studio serio e accademico, condotto in modo rigoroso e con attenta analisi delle fonti, resti deluso dal fatto che esso somigli piuttosto a una collezione di informazioni, raccolta a spizzichi e bocconi in modo non unitario e intervallata da elementi estranei.

Tuttavia è proprio questa sua forma ibrida, a metà strada da entrambi i generi, che probabilmente rende così interessante e insolito questo romanzo. A parere di chi scrive si tratta del suo maggior punto di forza, in virtù del quale può proporsi al grande pubblico ed essere da questi apprezzato, evitando così un destino che lo condanni a restare fruibile e accessibile solo per gli esperti e dotti di Giappone.
I continui rimandi e le citazioni dirette al testo di Sei Shōnagon senza dubbio stimolano la curiosità verso di esso, e probabilmente vi si cela la speranza dell'autrice di avvicinarvi anche completi digiuni del Sol Levante e della sua produzione letteraria.

L'edizione è ben curata, anche se forse sarebbe stato d'aiuto per quanti hanno poca dimestichezza coi termini nipponici inserire un glossario a fine testo con delle brevi spiegazioni.
Poco opportuna è sembrata invece la scelta dell'immagine di copertina: sarebbe stata più in sintonia coi contenuti una stampa o un dipinto che raffigurassero scene di corte di epoca Heian, o la stessa Sei Shōnagon.

Un libro da provare, capace di regalare qualche ora di rilassata evasione e trasportare il lettore con leggerezza verso un mondo idilliaco, le cui tracce ancora permangono nel Giappone di oggi seppure sempre più labili: quello della Kyōto di mille anni fa.


*Del testo è possibile leggere la traduzione italiana, a cura di Lydia Origlia, Edizioni SE, 2002.

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