11 mag 2015

Hiragana: Teoria

Ben ritrovati all'appuntamento con le “pillole di giapponese", mini-lezioni che cercano di dare info e spiegazioni su questa lingua a piccole dosi. In quest'occasione introdurremo il primo degli alfabeti sillabici (o sillabario che dir si voglia, entrambe le definizioni sono corrette) che solitamente si impara in qualunque corso di Nihongo, lo Hiragana 平仮名.
Sebbene sia il primo da studiare, paradossalmente non è il primo sistema di scrittura che iniziò ad essere utilizzato in Giappone. Esso infatti si originò a partire dagli ideogrammi cinesi (kanji 漢字, letteralmente “caratteri degli Han”), giunti in terra nipponica in una prima fase nel III sec. d.C. come mera decorazione ornamentale di oggetti e poi nuovamente nel V sec come strumenti di scrittura veri e propri. Come si arrivò dunque dagli ideogrammi, così complessi e variegati (ne esistono ben oltre 50mila!), ai 46 segni dello hiragana?

ORIGINI DELLO HIRAGANA 
La nascita dello hiragana (lett. “caratteri piani”) si deve alle dame della Corte imperiale durante il periodo Heian (794 -1185 d. C.). I kanji erano ormai giunti da tempo, e si era consolidata l'abitudine di usarli negli scritti e documenti ufficiali della Corte, che assieme a templi e monasteri era l'unico luogo dove la parola scritta circolava diffusamente.
Pagina del Taketori Monogatari

Ad avere il privilegio di studiare il cinese e i caratteri cinesi erano solamente gli uomini, che detenendo incarichi governativi avevano un ruolo pubblico e politico a Corte. Le donne erano escluse dal loro apprendimento, ma se erano figlie di Ministri o funzionari importanti avevano la possibilità di avvicinarvisi anche se non di farne uso. Osservando infatti i propri congiunti esercitarsi nella scrittura tracciando i kanji col pennello, potevano a loro volta riprodurre quei caratteri, sebbene più con finalità estetiche che non didattiche. E poiché i dettami dell'estetica dell'epoca prediligevano la scrittura corsiva (sōsho 草書, “scrittura a filo d'erba”), le donne tracciavano i kanji in modo rapido e veloce, finendo col semplificarli e stilizzarli sempre di più. In una prima fase i segni risultanti, ancora riconoscibili, vennero chiamati Man'yōgana 万葉仮名, e utilizzati nella raccolta poetica Man'yōshū 万葉集 (lett. "Raccolta delle Diecimila Foglie", metà VIII sec. circa). In seguito tuttavia vennero semplificati ulteriormente, diventando impossibili da ricondurre ai kanji originali cui derivavano, e furono poi associati dalle donne ad una particolare lettura degli stessi e non più al loro significato. Ad esempio, il kanji 安, che si può leggere “AN” o “YASU(I)” e significa “pacifico, tranquillo, sicuro, economico”, man mano che veniva scritto rapidamente e in modo stilizzato, finì col diventare il segno あ e gli venne associato il suono “A”.

Questo tipo di scrittura nuovo che utilizzava dei simboli non per il significato ma per il suono, veniva utilizzato dalle dame per i loro scritti personali, tanto che era chiamato anche onnade 女手, “mano femminile”. In seguito anche gli uomini se ne appropriarono e iniziarono a farne uso, pur continuando a preferire il cinese e i kanji veri e propri nei documenti pubblici. Si vennero comunque a creare numerose varianti dei kana, scelte in modo del tutto soggettivo e libero dalle singole dame, che trovavano più agevole tracciarli in un modo o in un altro, basandosi su un determinato kanji o su un altro.
Fu soltanto in periodo Meiji (1868 – 1912), con una riforma del governo, che venne stabilito in modo rigoroso e definito quale segno corrispondesse a quale suono, eliminando ogni altro segno alternativo.

La nascita dello hiragana contribuì al fiorire della letteratura femminile di quel periodo, scritta da donne per lettrici prevalentemente donne: monogatari 物語 (storie in prosa), nikki 日記 (diari), waka 和歌 (poesia in giapponese). I testi che venivano scritti esclusivamente in hiragana venivano detti Hiragana bun 平仮名文, mentre i testi che comprendevano sia hiragana e che kanji erano chiamati Hiragana kanji majiri bun 平仮名漢字混じり文 (lett. "testi di hiragana e kanji mescolati insieme").
Tabella che illustra il passaggio dai kanji (sfondo azzurro), ai manyōgana (in rosso), per arrivare agli hiragana moderni (in basso). Fonte: Wikipedia


LO HIRAGANA NEL GIAPPONESE MODERNO
Al giorno d'oggi lo hiragana viene utilizzato in diversi modi nella scrittura:
• per integrare le frasi di quegli elementi, inesistenti nella lingua cinese (da cui derivano i kanji), ma che invece sono richiesti dalla lingua giapponese, ad esempio le particelle di complemento o caso;
• per apporre determinate desinenze ai kanji, come nel caso della coniugazione dei verbi o degli aggettivi (e con quest'uso viene detto okurigana 送り仮名);
• per fornire la lettura dei kanji più rari o difficili all'interno di un testo (e con quest'uso viene detto furigana 振り仮名 e apposto in piccolo a lato o sopra ai kanji).

Si tratta perciò di un sillabario importantissimo da conoscere per poter scrivere in giapponese, proprio per il suo ruolo fondamentale all'interno delle frasi.


TABELLE DELLO HIRAGANA
Passiamo ora a vedere insieme, illustrati in alcune tabelle, i caratteri hiragana e la loro pronuncia, trascritta in rōmaji.

HIRAGANA - SUONI PURI
A I U E O
KA KI KU KE KO
SA SHI SU SE SO
TA CHI TSU TE TO
NA NI NU NE NO
HA HI FU HE HO
MA MI MU ME MO
YA YU YO
RA RI RU RE RO
WA WO
N


HIRAGANA - SUONI SEMIPURI/IMPURI
GA GI GU GE GO
ZA JI ZU ZE ZO
DA JI ZU DE DO
BA BI BU BE BO
PA PI PU PE PO


HIRAGANA - SUONI CONTRATTI
KYA KYU KYO きゃ きゅ きょ
GYA GYU GYO ぎゃ ぎゅ ぎょ
SHA SHU SHO しゃ しゅ しょ
JA JU JO じゃ じゅ じょ
CHA CHU CHO ちゃ ちゅ ちょ
JA JU JO ぢゃ ぢゅ ぢょ
NYA NYU NYO にゃ にゅ にょ
HYA HYU HYO ひゃ ひゅ ひょ
BYA BYU BYO びゃ びゅ びょ
PYA PYU PYO ぴゃ ぴゅ ぴょ
MYA MYU MYO みゃ みゅ みょ
RYA RYU RYO りゃ りゅ りょ


Per oggi è tutto! Di carne al fuoco ne abbiamo messa molta. Alla prossima "pillola"!

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