5 nov 2015

Lavoro in Giappone: non è per tutti

Molti appassionati del Giappone sognano di vivere in questo paese, lavorandoci.
In giro si trovano molti articoli, spesso molto contrastanti tra di loro ma con una verità di fondo: trovare lavoro e vivere in Giappone non è affatto semplice e molto spesso può tramutarsi in una vera e propria sconfitta.
{Source: tofugu.com}

Alla base di tutto, dovreste sinceramente dare una risposta alla seguente domanda: “Cosa ho da offrire a questo paese?" L'impegno e la tenacia sono requisiti importanti, ma da soli non bastano. Più si ha da offrire, più le possibilità crescono. Requisiti come una laurea specialistica con qualche anno di esperienza o l'essere professionisti con esperienza decennale, sono la base per poter aspirare ad un buon lavoro. Personalmente credo che pensare di partire da zero e crescere in un paese come il Giappone sia una scelta sbagliata. Le eccezioni ci sono, soprattutto se si pensa di intraprendere la carriera universitaria, ammesso che riusciate ad entrare nel giro. Ho conosciuto molte persone che sono partite da zero, e hanno faticato molto per ottenere rinnovi del visto e una posizione lavorativa degna di questo nome.
Anche in questo caso ci sono le eccezioni, soprattutto per quelli che hanno la "fortuna" di essere sposati con giapponesi e non hanno il problema del visto. Le vie per poter cominciare una vita in Giappone sono tante, tutte richiedono un grosso sforzo economico e personale.

Per i giapponesi il lavoro è al primo posto nella loro vita, soprattutto nelle kaisha (会社 - azienda, compagnia). In un recente sondaggio, oltre il 30% dei giovani non vorrebbe entrare a far parte di una kaisha, perché considerate delle vere prigioni. Ovviamente, uno straniero che lavora in una tipica kaisha giapponese, soprattutto se non asiatico, ha un discreto margine di libertà in più rispetto agli altri. Ciò non toglie che più passa il tempo più ci si dovrà scontrare con una realtà del tutto diversa.
I giapponesi lavorano quasi esclusivamente in gruppo, quindi, per quanto si possa pensare di prendere qualche giorno di ferie, lavorando a stretto contatto con persone che di ferie non ne prendono, non è sempre così semplice. Nella maggior parte dei casi, vi chiederanno di prendere giusto 1-2 giorni di ferie ogni mese, lavorando però quantomeno anche il sabato se non anche la domenica. Esistono tante festività nazionali, ma basta che 1-2 persone del gruppo abbiano bisogno di lavorare, che tutti saltano la festività. Non c'è individualismo, che da una parte è un bene, ma non esiste la libertà individuale, questo perché ci sono tutte una serie di regole non scritte che i giapponesi hanno nel loro DNA, regole che girano intorno al senso del dovere e della comunità. Ovviamente, lavorare per una kaisha giapponese è come entrare in una grande famiglia, dove si è generalmente molto tutelati e gli stipendi sono più alti rispetto alla media nazionale, anche a fronte di numerose ore di straordinari pagati. I benefici dal punto di vista occupazionale sono tanti e può essere considerato un vero e proprio status symbol.

Struttura della settimana lavorativa nelle Kaisha
L'orario di lavoro ordinario è dalle 8:15 alle 17:00, dal lunedì al venerdì, quindi una giornata lavorativa normale è composta da un minimo di 7,45 ore + 1 ora di pausa. Ogni mattina prima dell'annuncio dell'inizio orario di lavoro (08:15) una registrazione esorta tutti i dipendenti ad alzarsi per fare un po’ di ginnastica; nessuno ne è esente, capi compresi. Trovo questa attività una cosa sensata, soprattutto la mattina per svegliarsi. Durante la giornata ci sono solitamente altri momenti di pausa con voce registrata per fare un po’ di stretching.

Esercizi di stretching quotidiani {Source}

 Gli uffici sono tutti grandi open-space, ci sono file orizzontali di desk ognuna rivolta verso l'altra, mentre verticalmente ci sono i desk dei responsabili volti ad osservare i propri dipendenti.
Oltre alle festività nazionali, ci sono anche le chiusure aziendali programmate che variano da azienda ad azienda + 26 giorni di ferie l'anno che possono fare cumulo con l'anno successivo. Gli straordinari hanno generalmente dei limiti mensili che variano da azienda ad azienda ma, per dare un minimo di idea, diciamo che mediamente sono permessi fino a un massimo di 60 ore mensili. Questo sulla carta, ovviamente l'azienda è sempre aperta, e anche nei giorni festivi è possibile lavorare.
Ovviamente questo è valido per lavori tipo di ufficio, visto che in altri casi ci possono essere turni ed esigenze diverse. Il problema non è che non ci sono le ferie: sono i giapponesi a non prenderle, o al massimo ne prendono uno/due giorni di tanto in tanto. Il sabato e la domenica, essendo festivi, non ci sono obblighi ma è molto frequente che i giapponesi si presentino comunque in ufficio, magari per qualche ora in tarda mattinata o tutto il giorno. Bisogna considerare che in Giappone non c'è una regolamentazione sui giorni di malattia, per cui se hai un po’ di raffreddore, aspirina e mascherina e si va a lavoro, se non ce la fai ti prendi un giorno di ferie, se hai la febbre o la cosa è più grave, bisogna andare in ospedale e caso mai ricoverarti. In quest'ultimo caso, l'assicurazione ti copre il 70% delle spese ma, per la degenza, non sei coperto, ti prendi giorni di ferie.

Come accennato sopra, l'orario ordinario è dalle 8:15 alle 17:00 ma raramente i giapponesi escono così presto. In linea di massima, durante la settimana almeno 3 giorni lavorano fino alle 22:00/23:00, il mercoledì e il venerdì escono entro le 18:00, e il fine settimana entrano in tarda mattinata, se non il pomeriggio per fare qualche ora. La gestione delle ferie è vincolata ad una richiesta verso il responsabile che solitamente accetta senza troppi problemi, sempre se non si chiedano più di 2 giorni di fila. In caso di ferie più lunghe, bisogna trovare un accordo con i colleghi ed i vari responsabili. Tendenzialmente chiedere 2 settimane di ferie è davvero inusuale e fuori luogo in Giappone, se non per periodi particolari dove è possibile incastrare altre festività come Golden Week, Obon, Shogatsu.
Non è loro consuetudine prendere più di 5 giorni di ferie, anche perché ogni qualvolta ci sono festività più lunghe, i giapponesi tendono a recuperare gli straordinari persi, lavorando ancora di più, nel tentativo di coprire il limite di straordinari mensile e, spesso, superarli abbondantemente. Spesso, ci sono colleghi che arrivano a raggiungere anche 150 ore di straordinari mensili ed oltre, dopotutto il Giappone è l'unico paese al mondo che riconosce la morte da troppo lavoro (過労死 - Karōshi).

Se da una parte è vero, quindi, che i giapponesi tendono a lavorare tante ore, dall'altra parte le giornate vengono scandite da ritmi molto blandi. I giapponesi lavorano con molta calma, prendendosi più tempo possibile, lavorando in gruppo condividendo il più possibile con i colleghi e, in quest'ottica, il lavoro è sicuramente meno stressante. Ci sono molti aspetti da prendere in considerazione.

Innanzitutto, tutte queste ore di lavoro portano a risultati migliori in termini di efficienza e produttività?

Il più delle volte la risposta è negativa, soprattutto se parliamo delle grandi aziende e del lavoro in ufficio. Spesso i giapponesi si trovano a scrivere per ore documenti già esistenti in altre forme, o fare documenti con grafici, stime e quant'altro anche sul consumo di carta igienica. C'è molta ridondanza, troppe procedure ed estenuanti meeting giornalieri per dire le stesse cose, il tutto nell'ottica di fare tardi e dare l'impressione che ci si dedica completamente al lavoro.
Una delle differenze maggiori con le compagnie europee ed americane sta nel fatto che, tendenzialmente, in Giappone quando si entra in un'azienda ci si lega per sempre. Non è visto di buon occhio cambiare azienda cercando il miglior offerente. C'è questo senso di appartenenza e lealtà che è molto più forte del legame con la propria famiglia e che mette in secondo piano la propria personalità. Inoltre si crea un certo meccanismo dove ognuno tende a non lasciare l'ufficio prima degli altri (soprattutto non prima dei propri responsabili) e dove prendersi più giorni di ferie viene vista come qualcosa di negativo, soprattutto se nel giorno libero ti diverti.
{Credits: tokyoform}
Molto spesso parlando con i miei colleghi giapponesi ho come l'impressione che non prendono ferie, perché non riescono proprio a rilassarsi. La società li ha spinti sin da bambini a lavorare duramente per avere un percorso di studi qualificato nelle giuste scuole ed università. Entrati nelle aziende, si dedicano completamente al lavoro, che è il coronamento degli sforzi profusi da giovani.
Credo che abbiano anche una certa paura di cambiare lavoro o stile di vita per non sentirsi inferiori o per paura di perdere il proprio posto di lavoro. Paure che dovrebbero essere infondate: dopotutto, nei contratti di lavoro non c'è nessun obbligo di straordinari ed i giorni rossi sul calendario hanno quel colore per un preciso motivo.
Lo sforzo del governo e delle aziende per cercare di far lavorare un po’ meno i giapponesi sembra non avere un oggettivo riscontro. Quest'anno è stata istituita la silver week (21-22-23 settembre nel 2015, ogni anno cambierà ma il periodo è grosso modo lo stesso), nella speranza che i giapponesi possano riposarsi un po’ e magari spendere qualche soldo in più che non fa mai male per l'economia.

Per uno straniero che lavora in una società giapponese può essere sicuramente un po’ frustrante ma il lato positivo è che, generalmente, è libero da certe contrizioni culturali, il che gli permette di godersi i lati positivi di vivere in Giappone. Ovviamente questo non significa fregarsene del gruppo di lavoro o non fare straordinari. Quelli bisogna farli, talvolta anche tanti, ma possiamo permetterci il lusso di dedicarci un po’ a noi stessi, oltre all'unico sfogo aziendale, i Nomikai (飲み会 - Incontri per bere).


Cosa sono i Nomikai?
Sono dei party tra colleghi che vengono organizzati per i motivi più disparati, ma in generale sono per creare più feeling tra i dipendenti.
Generalmente si beve davvero tanto, tanti brindisi accompagnati da discorsi vari che diventano sempre più assurdi con l'aumentare del tasso alcolico. I Nomikai vengono organizzati solitamente il venerdì con formule Nomihodai (飲み放題) o Tabehodai (食べ放題) (All you can drink o All you can eat) ad orari ben precisi nei famosi Ikazaya (居酒屋 pub tipico giapponese). Se il Nomikai inzia alle 18:30, le danze si apriranno alle 18:30, senza aspettare eventuali ritardatari (cosa che succede di rado). Viene fissato anche l'ora di chiusura, che viene sempre rispettato con il discorso finale qualche minuto prima della chiusura della serata, dove tutti in piedi sanciscono la fine della serata sbattendo le mani una volta sola tutti insieme.

Un tipico nomikai

Quali sono i lati positivi di lavorare in Giappone?
Nel mondo lavorativo giapponese molto dipende dalla propria posizione ed esperienza nel momento in cui si viene assunti, ma anche in quale città si lavora. E' abbastanza riconosciuto che il lavoro in grosse città, soprattutto a Tōkyō, è molto più frenetico e competitivo. 
Generalmente le grosse aziende pagano bene e si hanno molti benefit, stipendi che sono avanti anni luce rispetto all'Italia, grazie anche alle tassazioni più basse. C'è molta coesione di gruppo e spirito di sacrificio, pertanto ci sarà sempre modo di risolvere i problemi senza essere abbandonato. L'azienda cerca sempre di darti gli strumenti per poter lavorare al meglio e ascolta le tue richieste (nell'ambito del lavoro). I servizi, gli sconti e le agevolazioni sono davvero tante. C'è molta protezione verso il proprio dipendente: così come il dipendente non cercherà mai lavoro altrove, così l'azienda cerca sempre di non farti andare via. I giapponesi hanno un pessimo rapporto con l'inglese, quindi uno straniero che parli inglese (oltre al giapponese ovviamente, solitamente richiedo un N2) è sempre ben voluto e attira la curiosità ed il rispetto in ufficio. Molto spesso si cerca di mandare avanti il gaijin verso i propri superiori perché sono generalmente molto più diretti e trasparenti.

Anche in questo caso ci possono essere grosse differenze. Ci sono realtà molto meno positive, soprattutto in aziende più piccole o dove si viene ricattati con i rinnovi del visto. Esiste, purtroppo, anche questo aspetto. Per questo ho sempre sostenuto che più si ha da offrire, più la vita in Giappone può rivelarsi una grande svolta. In caso contrario, ed anche in questo caso ci possono essere eccezioni, può essere davvero una pessima idea puntare su questo paese.

Fonti

The Japan Times

3 commenti:

  1. Davvero un articolo interessante, specialmente la parte del Nomikai. Pensavo che quest'ultimo si facesse ogni sera una volta terminato il lavoro. Avrei una domanda: se un giapponese salta il Nomikai, i colleghi se la prendono? Cioè è davvero obbligatorio presenziare? Inoltre, anche il capo si unisce ai festeggiamenti oppure una volta uscito dall'azienda se ne va a casa?

    Grazie in anticipo :)

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  2. In linea generale dipende dalla tipologia di Nomikai e chi sarà presente.
    E' molto gradita la presenza ma se una volta non ci vai, non succede nulla. Spesso ci sono capi e responsabili per tanto è sempre meglio essere presenti, loro ci tengono particolarmente.

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  3. Commento anche io sia qui che sul blog. Complimenti per l'articolo, davvero ben fatto. Ci sono alcuni aspetti che sono fantastici, come quello di far fare ai propri dipendenti lo stretching. Rientra sempre nell'ottica della tutela del proprio lavoratore, che viste le tante ore seduto,devepoter controbilanciare con un pò di movimento. Dall'altro lato la stessa attenzione mi sembra di capire che non sia data all'aspetto della qualità della vita personale del dipendente all'infuori dell'orario di lavoro. Non conoscevo neanche io bene l'usanza del ritrovarsi nei Nomikai, e sono felcie di saperne un pò di più ora. :)

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