22 feb 2016

Le 72 stagioni giapponesi...con un clic!

I giapponesi, chiunque abbia un minimo di conoscenza della loro cultura più tradizionale lo sa, hanno sempre avuto fin dall'antichità uno strettissimo rapporto con la natura.
Già soltanto analizzandone la lingua stessa ce ne si può rendere conto facilmente. Infatti il vocabolario nipponico è veramente ricchissimo di termini legati al mondo naturale, ai suoi elementi e fenomeni. Molto più del nostro: ad esempio, esistono ben 50 parole diverse per definire la pioggia! E non parliamo poi di tutte quelle parole legate al mare, o al vento.

Molti haiku erano accompagnati da immagini sulla natura.
Questa raccolta del periodo Edo appartiene all'attore di teatro kabuki Banto Enkaku e ai suoi allievi.

Passando dalla lingua alla poesia, anche qui salta subito all'occhio: le raccolte poetiche del passato, come il Man'yōshū 万葉集 ("Raccolta delle diecimila foglie", 759 d.C.) o il Kokin waka shū 古今和歌集 ("Raccolta di poesie antiche e nuove", 905 d.C.), per citare le più famose, traboccano di poemi brevi e lunghi dove la natura è presente in qualità di metafora dei sentimenti e della condizione umana. Il poeta traeva ispirazione dalla natura per cercarvi le immagini capaci di dare voce al suo stato d'animo, e nel riconoscere tra i suoi sentimenti e i fenomeni della natura una corrispondenza ne veniva confortato. La natura era considerata quindi lo specchio dell'animo umano, e il suo continuo mutare e trasformarsi, indicava come anche i sentimenti e le persone fossero dunque mutevoli e inaffidabili.
Anche la religione nipponica ha fortissime connessioni con la natura: lo Shintō 神道, la “Via degli Dei”, individua infatti la presenza divina e il sacro negli elementi naturali. I kami  altro non sono che il tramite attraverso cui l'uomo, grazie a riti e cerimonie, si relaziona con la natura, trova il suo posto in essa. La placa con le offerte quando è irata, la prega al momento della semina affinché sia benevola e conceda un buon raccolto, e infine la ringrazia quando ne raccoglie i frutti. La vita e le attività dell'uomo in passato erano perciò regolate secondo i ritmi della natura, i cambiamenti delle stagioni e gli eventi atmosferici. E anche la sua alimentazione era basata su quanto mare, monti, boschi, orti e campi avevano da offrire nei vari periodi dell'anno.

Meoto Iwa 夫婦岩, le "rocce marito e moglie", hanno una forte connotazione divina.
Secondo lo shinto rappresentano, infatti, l'unione delle due divinità Izanagi e Izanami {Credits: Smaku}

Attorno al VI sec. d.C., giunse in Giappone dalla Cina (attraverso la Corea), il calendario lunisolare, chiamato Tai'in-taiyō reki 太陰太陽暦, basato sulle fasi lunari, sul moto del sole e altri cambiamenti astronomici. I mesi venivano calcolati secondo le fasi lunari di 28-29 giorni, e ciascun anno si componeva di circa 12 mesi. Per calcolare le stagioni invece ci si basava sul percorso del sole durante l'anno nella volta celeste, chiamato ellittica. Venne ideato un sistema che divideva l'ellittica in 24 sezioni di uguale ampiezza (15 gradi per la precisione) in base alla longitudine del sole, e ciascuna sezione corrispondeva ad una stagione. Per una società agricola stare al passo con le stagioni era importantissimo per le coltivazioni e la raccolta delle piante. E quale riferimento migliore per individuarne i cambiamenti, se non la posizione del sole nel cielo?
Ma non soddisfatti di questa prima macro suddivisione, gli astronomi cinesi divisero ulteriormente ciascuna stagione in altre 3 parti, della durata di circa 5-6 giorni ciascuna, arrivando ad un totale di ben 72!
In giapponese, le 24 macro-stagioni sono dette Nijūshi Sekki 二十四節気, e le 72 micro-stagioni Shichijūni Kō 七十二候.

A noi sembra un numero esagerato e assurdo, ci sembra impossibile che una stagione possa cambiare nell'arco di così pochi giorni, eppure, per la sensibilità cinese, che venne adottata poi anche da coreani e giapponesi, era proprio così. Ciascuna di queste micro-stagioni era caratterizzata da un elemento o evento particolare, che poteva essere “le piante mostrano le prime gemme”, oppure “la prima fioritura dei peschi”, o “il primo canto della rana”, “soffia un vento freddo”, “rugiada bianca sull'erba”, “arrivano le oche selvatiche”, “le prime gelate della terra”, e così via. Piccoli accadimenti, piccoli dettagli, sfumature che per noi abituati a misurare il cambio della stagione da fattori molto più evidenti e bruschi, sono quasi impercettibili. Eppure questa grande capacità di osservare i cambiamenti e di coglierli dalle piccole cose, rendeva consapevoli le persone di quanto tutto sia effimero e sempre in divenire. E di come il ciclo della vita naturale fosse così ricco di bellezza e decadenza, momenti di massimo splendore seguiti da un inevitabile declino. Non trovate che tutto ciò sia incredibilmente affascinante?

I fiori di sakura in Giappone sono il simbolo naturale per eccellenza della caducità della vita {Credits: raneko}

Oggigiorno purtroppo, nelle nostre grandi città è sempre più difficile trovare scorci di natura da poter ammirare. E' sempre più difficile sviluppare una sensibilità così acuta del fluire del tempo e delle stagioni. I nostri ritmi di vita così frenetici, così ricchi di impegni e di incombenze, non ci lasciano la possibilità di fermarci un momento e guardare al presente, a ciò che ci circonda, e accorgerci di dettagli come il colore del cielo, la direzione del vento, il vigore delle piante, la brillantezza dei fiori o la consistenza della terra sotto i nostri piedi. E ciò è tanto vero anche per l'industrializzato, cementificato e ipermoderno Giappone.

Screenshot dell'app {Google Play Store}
Perché allora tale preziosa conoscenza non vada persa, e per darne un piccolo “assaggio” anche a noi non giapponesi, ci viene in aiuto la tecnologia. Se possedete uno smartphone, che sia Android o Apple, potrete trovare nello store delle applicazioni una chiamata 72 Seasons, che deriva dalla versione giapponese chiamata Kurashi no Koyomi くらしのこよみ, sviluppata da Heibonsha 平凡社. E, con un semplice download, vi si schiuderanno le porte di questo sapere. È l'app del momento per gli appassionati di Giappone & affini, tantissimi altri siti, blog, pagine social ne hanno parlato prima di noi, e non potevamo essere da meno, no?
Purtroppo, come si intuisce, è solamente in inglese e non ha una versione in italiano, perciò per leggerla è essenziale conoscere almeno un po' l'idioma britannico. Però chi vuole “osare”, o mastica a sufficienza il giapponese, può scaricare direttamente la versione nipponica!

Ma spieghiamo brevemente come funziona l'applicazione.
Cliccando per aprirla, vi apparirà nella schermata l'immagine iniziale della stagione corrente secondo l'antico calendario lunisolare. In basso, un piccolo menu con 3 bottoni a sinistra e 1 a destra.
» Il primo bottone è l'ideogramma stilizzato di Reki 暦,“calendario, almanacco” e introduce l'applicazione con una breve introduzione. Per leggere, basta scorrere lateralmente col dito verso sinistra, così da visualizzare anche le pagine successive: l'applicazione infatti è stata ideata per sembrare un rotolo da aprire.
» Il secondo bottone, “Today”, illustra la stagione in corso in quel preciso istante, con dettagliate spiegazioni del suo significato, illustrazioni, poesie, approfondimenti sui cibi tipici e i credits alla fine. Anche qui, per leggere, occorre “srotolare” lentamente lo schermo scorrendo verso sinistra.
» Il terzo bottone, “72 Seasons”, mostra le macro-stagioni e le micro-stagioni al loro interno, numerate in ordine crescente. E' possibile scorrere per visualizzarle tutte, ma non si può cliccarvi sopra per aprirle e leggerle: lo scopo dell'applicazione è quello di far “percepire” all'utente il cambiamento man mano che esso avviene, come facevano in antichità, e pertanto per scoprire le stagioni è necessario accedere all'applicazione ogni 4-5 giorni, quando esse cambiano. Ingegnoso eh? In questo modomodo si incoraggiano le persone ad entrare nell'applicazione più a lungo di quanto farebbero se avessero la possibilità di accedere subito a tutti i contenuti: una volta lette tutte le stagioni e soddisfatta ogni curiosità, non avrebbero più avuto ragione di tornarci e la disinstallerebbero, o la lascerebbero nel telefono senza più toccarla. Invece così, se si vuole imparare tutto sulle 72 stagioni, l'applicazione andrà utilizzata per almeno un anno!
» Il quarto bottone, un po' discostato a destra, "Tell a friend", serve per condividere l'applicazione coi propri amici sui social network o nelle app di messaggistica.

Ecco dunque a quali link potete scaricarla:
● Android: Eng, Jap
● Apple: Eng, Jap (per iPhone), Jap (per iPad)


Parere personale: io la trovo un'applicazione davvero carina e ben fatta, l'adoro! Le poesie che accompagnano ogni stagione sono tutte molto suggestive, e le curiosità interessanti! Mi auguro possiate trovarla di vostro gradimento anche voi ;)

Una cosa di cui però sono diventata consapevole utilizzandola, è come purtroppo delle antiche stagioni del Giappone (che si trova grossomodo alla nostra stessa latitudine), sia rimasto ben poco oggigiorno. Anche tenendo conto che il nostro Paese ha un clima leggermente differente e non tutte le stagioni possono corrispondere esattamente, ci si accorge subito che non c'è al giorno d'oggi la stessa ricchezza e varietà di fattori che distinguono una stagione dall'altra. Le stagioni si stanno appiattendo e uniformando, mostrano sempre meno tratti distintivi. Anzi, molto spesso determinati eventi climatici o comportamenti di flora e fauna li ritroviamo anche "fuori stagione", in periodi in cui non ce li si aspetterebbe o non dovrebbero verificarsi. Ciò è come ben sappiamo, la diretta conseguenza del riscaldamento globale e dei suoi effetti che stravolgono l'ambiente naturale, che di anno in anno si fanno sempre più marcati e preoccupanti. Stiamo perdendo oltre alla biodiversità delle specie animali e vegetali, anche l'alternanza armoniosa dei ritmi stagionali, e neppure il Giappone è "salvo" da questo fenomeno. E' davvero un'amara presa di coscienza.
Quanta invidia provo allora per il Giappone antico (e per il mondo antico in generale), in cui si poteva ancora osservare lo scorrere del tempo e imparare a cogliere i cambiamenti naturali che si susseguono durante l'anno! Quanta nostalgia, e quanto rimpianto, per ciò che forse in un futuro non troppo lontano, se andremo avanti così, scomparirà per sempre. Auguriamoci davvero che non accada, e facciamo il possibile nel nostro piccolo per scongiurare questo pericolo.



Fonti: - Wikipedia (eng);
- SHIRANE, Haruo, "Japan and the Culture of the Four Season: Nature, Literature and Art", Colombia University Press, 2012;
- RAVERI, Massimo, "Itinerari nel sacro - l'esperienza religiosa giapponese", Libreria Editrice Cafoscarina, 2006.

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