12 apr 2016

Il ristorante dell'amore ritrovato

Cover dell'edizione italiana
TITOLO ORIGINALE: Shokudō katatsumuri 食堂かたつむり
AUTORE: Ito Ogawa 糸小川
TRADUTTORE: Gianluca Coci
EDIZIONI: Neri Pozza, Beat Edizioni
ANNO: 2010, 2016
PAGINE: 184

Riporta il retro della copertina: “Ritornata al villaggio natio dopo una cocente delusione d'amore patita a Tokyo, la giovane Ringo ha un'idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti. Con l'aiuto del valente Kuma-san, il cui cuore è stato infranto dalla bella Shiñorita, un'argentina scappata in città, Ringo risistema un granaio. Pareti tinteggiate d'arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taishō e, nel giro di qualche mese, il Lumachino, così la ragazza battezza il ristorante, apre i battenti. La prima cliente è la Concubina, la triste amante di un influente politico locale passato a miglior vita diversi anni prima: dopo aver mangiato al Lumachino, la donna diventa di colpo allegra e piena di vita. Gente che si innamora, che si perdona, che ritrova la gioia di vivere: la notizia del potere magico del Lumachino sui clienti si diffonde in tutto il circondario, e il successo è garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell'amore ritrovato”.


Di seguito, la mia recensione.


Una storia breve, fresca, leggera ma non banale o priva di spunti di riflessione: questo è Shokudō katatsumuri, letteralmente “Il ristorante lumaca”, romanzo d'esordio di Ito Ogawa giunto da noi in Italia nel 2010 e ristampato recentemente. Una storia di legami spezzati e cose perdute, di ricordi di gioia e tristezza, di buona cucina e di piccoli miracoli, di rimpianti e di un lento percorso verso la rinascita.

Lo stile è molto semplice, seppur comunque curato: frasi medio-brevi, lessico non troppo ricercato, ma grande attenzione per i dettagli e l'atmosfera; ricorda per alcuni versi quello dei libri di Banana Yoshimoto ばなな吉本 nei toni e nel ritmo. La narrazione è in prima persona e già dopo poche pagine si avverte una sensazione di calore e familiarità e ci si lascia trasportare dalla storia con naturalezza. Ringo saprà superare ogni cosa, lo shock dell'abbandono e la tristezza della perdita, e tornare a vivere?

La trama scorre piuttosto velocemente, senza una divisione per capitoli, ma formando un corpus unitario dall'inizio alla fine. Il modo in cui si svolgono le vicende appare molto rapido e lineare, quasi frettoloso e poco approfondito dato comunque il numero esiguo di pagine. Bisogna ricordare che è comunque un'opera prima, perciò è del tutto comprensibile che risulti ancora acerba. Senza dubbio per un lettore curioso sarebbe stato interessante saperne di più sui motivi dell'abbandono del fidanzato, che se ne va portandosi via praticamente tutte le loro cose causando alla povera Ringo uno shock tale da renderla incapace di parlare. Ma sarebbe stato anche “necessario” ai fini della storia? Probabilmente no, l'evento è un semplice pretesto narrativo per precipitare la ragazza verso il baratro e per spingerla a tornare alla casa materna e a cercare il modo di risollevarsi. È su ciò che avviene dopo l'abbandono che l'autrice si vuole focalizzare, e lo fa con la giusta dose di particolari, eliminando totalmente ogni elemento superfluo o di divagazione che possa far deviare la trama dal suo percorso principale. Pur essendo molto breve, cattura e coinvolge, lasciando un retrogusto dolce-amaro al momento di girare l'ultima pagina.

*Nota: è però da segnalare, nella parte finale, un passaggio piuttosto forte che potrebbe urtare la sensibilità di alcuni lettori, in particolare quelli che hanno più a cuore il messaggio animalista.


Nel 2010 in Giappone è uscito anche un omonimo film basato sul romanzo!
Poiché il tutto viene raccontato dalla stessa Ringo, ovviamente è lei il personaggio maggiormente curato e approfondito: poco ci viene detto sul suo fidanzato (di cui più della presenza, emerge l'assenza e i suoi effetti sulla sua psiche), sulla madre con cui ha un rapporto tormentato e conflittuale, Kuma-san o sugli altri personaggi. Solo il minimo indispensabile a tratteggiarli senza troppe minuzie, affinché il lettore riesca comunque a inquadrarli anche senza mostrarne tutte le sfaccettature.

Il tema portante della storia salta subito all'occhio: il cibo quale via per guarire l'anima. Ringo infatti prepara piatti studiati appositamente per i suoi clienti, seguendo una sorta di intuito di cui si scopre dotata, grazie al quale riesce sempre a indovinare i loro bisogni e a comporre pietanze adatte a risolverne i problemi. La sua cucina sembra quasi “magica”: consola chi è afflitto, rinnova il desiderio di vivere in chi ne era privo, favorisce la nascita dell'amore, e altro ancora. Il messaggio di fondo che emerge è che per tutti è possibile trovare il piatto “giusto”, quello che non si limita a nutrire il corpo ma è capace di aiutare il cuore nei momenti di difficoltà. Nel libro si propone dunque una nuova visione della cucina: essa deve essere creata su misura del cliente e adattarsi alle sue esigenze. Non più dunque una sterile lista di piatti e portate prestabilite in modo arbitrario dallo chef, ma cibi di volta in volta diversi a seconda delle singole persone.
Tuttavia l'arte culinaria non fa bene soltanto a chi gusta i cibi, ma anche a chi li prepara: sono il mezzo grazie al quale Ringo si esprime dopo la perdita della parola, l'unico effetto tangibile di quanto le è successo (i giapponesi culturalmente tendono a non reagire in modo scomposto o esagitato di fronte ai drammi della vita), e che le danno modo di metabolizzare e di guarire a sua volta.

Alcuni elementi al lettore sembrano troppo improbabili, troppo assurdi, strampalati e irrealistici. Ma quest'opera non ha la pretesa dell'assoluto realismo e neppure quella della totale coerenza, dove tutto ha un senso perfettamente logico e ogni cosa è diretta conseguenza di un'altra. No, l'autrice non desiderava raccontare in modo totalmente veritiero e plausibile la storia di una giovane cuoca che nonostante i traumi della vita riesce ad aprire un suo ristorante e ad avere successo. Di romanzi così ne esistono già tanti: ciò che Ito Ogawa voleva trasmettere nel suo testo era un nuovo approccio alla cucina, il suo calore e il suo potere taumaturgico sullo spirito, tali da sembrare quasi miracolosi e soprannaturali. E a questo scopo, non è casuale la scelta dell'ambientazione in un piccolo paesino di campagna immerso nella natura, coi suoi prodotti genuini e semplici, i suoi ritmi lenti e pacati: solo in una realtà lontana dalla frenesia e freddezza delle metropoli, è possibile curare l'anima.
Un'altra immagine dal film. {Fonte}
Più che la scrupolosa attinenza alla realtà, l'autrice si è dunque concentrata sull'atmosfera e le suggestioni che essa è in grado di suscitare. Anche i lettori infatti, pur essendo semplici spettatori della storia, possono percepire in qualche modo “l'influenza” della cucina di Ringo e sentirsi rinfrancati. Poco male se qualcosa potrà “stonare” o apparire strano ai loro occhi abituati ad storie dove tutto “torna” o è sempre plausibile.
Non ha senso cercare di scoprire in questo romanzo significati simbolici segreti o morali filosofiche di chissà che levatura, e non bisogna neppure aspettarsi rivelazioni finali capaci di spiegare ogni cosa. Semplicemente, va preso così com'è.

In definitiva è un buon esordio, non eccelso e sicuramente non perfetto nello stile, ma capace ugualmente di trasmettere emozioni e di commuovere. Un bel libro, che scorre piacevole e regala qualche ora di relax. Consigliato a chi cerca una lettura leggera, non troppo impegnativa, che intrattenga e faccia riflettere senza risultare noiosa o pedante, e a chi in generale ama la cucina.

Nel febbraio 2010 l'opera ha goduto di una trasposizione cinematografica, con la direzione di Tominaga Mai 富永まい e l'attrice Shibasaki Kō 柴咲コウ nei panni della protagonista Ringo, mantenendo il nome originario. A ottobre dello stesso anno a Ravenna, durante l'evento "Ottobre Giapponese", l'autrice e il suo traduttore hanno presentato il romanzo e in seguito è stato proiettato il film in anteprima nazionale.
Nel 2011 ha inoltre vinto il Premio Bancarella della Cucina, dedicato al miglior testo o saggio in ambito gastronomico, sia italiano che straniero.


Fonti consultate: - AsianWiki;
- Associazione per gli scambi culturali fra Italia e Giappone;
- Wikipedia

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