25 nov 2016

Il samurai che voleva morire: Mishima Yukio

Mishima Yukio (三島 由紀夫) è spesso ricordato come lo scrittore che scelse di morire una morte spettacolare, e di tutte le morti possibili scelse quella più giapponese di tutte: il seppuku (切腹), il tradizionale suicidio rituale con cui i samurai sfuggivano alla morte per mano dei nemici.



 Mishima Yukio {Credits}

Il 25 novembre 1970, accompagnato dai suoi quattro cadetti più fidati della Tate no kai (楯の会, "Società degli Scudi"), organizzazione paramilitare di cui fu fondatore, capo e finanziatore, Mishima prende in ostaggio il comandante delle forze di autodifesa giapponesi barricandosi nel suo ufficio. Pochi minuti dopo le 12:00, si affaccia al balcone ed esorta i soldati a ribellarsi contro la democrazia postbellica che ha privato il Giappone del suo esercito e della sua anima.

Mishima aveva programmato di parlare per trenta minuti scagliandosi in maniera netta contro il Trattato di San Francisco del 1951, con il quale lo stato aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito, che non fosse di autodifesa e di misura ridotta, affidando la propria difesa agli Stati Uniti. 
Il discorso, interrotto dagli scherni e dai fischi dei soldati della caserma, dura in realtà solo sette minuti, al termine dei quali rientra nell'ufficio e si prepara al rituale. L'uomo affonda la lama nel suo fianco sinistro spingendola verso l'addome, poi dà il segnale al suo amico e discepolo più fidato Morita, che dovrebbe terminare il rituale con la decapitazione; questi però sbaglia per ben due volte il colpo di grazia, lasciando alla fine intervenire Koga che lo finisce.
Due mesi dopo Mishima avrebbe compiuto 46 anni.

Autore di 40 romanzi, 18 opere teatrali, 20 volumi di racconti brevi e svariati saggi letterari, egli è stato regista, attore, esperto di arti marziali e culturista, ha condotto un'orchestra sinfonica, viaggiato tre volte in giro per il mondo e tre volte è stato nominato per il premio Nobel alla letteratura. È una celebrità a livello internazionale, un uomo dal talento prodigioso.
Eppure pochi giorni prima del suicidio che aveva progettato per un anno intero, confidò a sua madre che nulla di ciò che aveva fatto nella sua vita era ciò che avrebbe voluto fare.

Mishima durante l'ultimo discorso {Credits}

Nonostante il seppuku fosse ben noto in Giappone, i suoi connazionali riuscirono a comprendere il gesto di Mishima ben poco più degli occidentali: tutti coloro che lo avevano conosciuto tentarono freneticamente di trovare una spiegazione proprio perchè risultava impossibile immaginare cosa gli passasse per la testa nel momento in cui aveva affondato la lama. Coloro i quali credevano che agì spinto dalla passione patriottica trovarono subito la loro spiegazione bella e pronta: in Giappone esiste, infatti, una lunga tradizione di martiri morti eroicamente per la causa imperiale. Altri suggerirono che fosse semplicemente pazzo o masochista.

La realtà è troppo complessa per liquidare il motivo del suo gesto in maniera così sbrigativa.
Quello che emerge, analizzando la sua vita e le sue opere, è la costante presenza della erotica fascinazione che egli nutriva nei confronti della morte. Sembra quasi che Mishima avesse voluto appassionatamente morire e che scelse il patriottismo come mezzo consapevole per realizzare la dolorosa, eroica morte su cui aveva fantasticato per tutta la sua vita.
In quest'ottica, l'estremo gesto del seppuku rappresenta il compimento ideale di una vita trascorsa nell'incessante ricerca del suo ideale di bellezza, la cui espressione di perfezione è proprio nella morte.

La tomba di Mishima, nel cimitero di Tama a Tōkyō {Credits}

Questa equazione morte-bellezza la ritroviamo in molte delle sue opere insieme ad altre tematiche, come il mito della forza e l'erotismo.
La lettura dei suoi romanzi risulta a molti lettori ostica e non certo leggera, ma il suo stile ricercato e sontuoso ne ha fatto uno scrittore di grande successo, tanto che risulta essere uno degli autori giapponesi più tradotti in occidente.
Tra le sue opere più apprezzate ricordiamo: Confessioni di una maschera (Kamen no kokuhaku), 1949; Il padiglione d'oro (Kinkakuji), 1956; Neve di primavera (Haru no yuki), 1969.




Fonte:
Mishima, A biografy by John Nathan, Tuttle Publishing, 1975

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