13 ott 2017

HOKUSAI: Sulle orme del maestro

La Grande Onda del celebre Maestro dell'Ukiyo-e Katsushika Hokusai è da ieri in mostra a Roma nel Museo dell'Ara Pacis, e lo sarà fino al 14 gennaio 2018. Grazie agli organizzatori dell'evento, noi di Hanabi Temple abbiamo partecipato in anteprima alla conferenza stampa e alla visita, ed oggi vi parleremo di questa mostra e delle sue bellezze.

Attraverso le circa 200 opere tra silografie policrome e dipinti su rotolo, l'esposizione - organizzata da MondoMostre Skira e Zètema Progetto Cultura, curata da Rossella Menegazzo - si propone di dare nuova luce non solo alla produzione di Hokusai, ma anche a quella di coloro che ne sono stati ispirati, tra i quali allievi diretti del Maestro ed il celebre pittore Keisan Eisen 渓斎英泉, le cui opere vengono esposte per la prima volta in Italia.

Hokusai-La Grande Onda (1830-32), silografia policroma

Katsushika Hokusai 葛飾北斎, nato a Edo (oggi Tokyo) nel 1760, deve la sua fama alla Grande Onda, la più conosciuta tra le silografie della serie intitolata Trentasei vedute del Monte Fuji. Artista eclettico, si è cimentato nella sperimentazione di molteplici soggetti, materiali e stili, muovendosi tra i grandi filoni della corrente artistica dell'Ukiyo-enella pittura ad inchiostro e nel colore, realizzando animali, fiori, fantasmi ed esseri semi-leggendari, arrivando perfino ai Manga, volumi contenenti schizzi ad inchiostro d'ogni genere.

La mostra, che raccoglie opere provenienti dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi, oltre che dal Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, ripercorre i temi realizzati dal Maestro suddividendoli in cinque sezioni.

        
        Hokusai-Il monte Fuji al tramonto (1843), dipinto su rotolo
Nella prima sezione troviamo le immagini dei Meisho 名所 (lett. "luoghi famosi"): spiccano quelle del Monte Fuji, di certo uno dei simboli più importanti del Giappone, a cui il Maestro ha dedicato la serie Trentasei vedute del Monte Fuji (1830-1831), e i tre volumi delle Cento vedute del Monte Fuji (1835), stampati in solo inchiostro nero e firmati "Manji il vecchio pazzo per la pittura". Possiamo ammirare in questa sezione il Monte Fuji all'alba (1843), dipinto su rotolo di recente scoperta, messo a confronto con Veduta del Monte Fuji nel piccolo sesto mese (1837), realizzato da uno degli allievi più abili di Hokusai, Toyota Hokkei.

I paesaggi fanno da sfondo a giochi da tavolo, come il sugoroku (simile al gioco dell'oca), o a calendari; oppure ancora vengono incorniciati in finestre o ventagli e abbinati a beltà femminili, spesso cortigiane del Quartiere del piacere di Yoshiwara ritratte in primo piano. Così sono infatti impostate le serie Beltà delle stazioni del Tokaido e Gioco da tavolo delle cortigiane in parata. 53 parodie di Yoshiwara, entrambe di Keisan Eisen che, già affermato autore di bellezze femminili, si avvicina ai paesaggi a partire dal 1835, dopo che Hokusai si allontana dalle silografie per dedicarsi alla pittura su rotolo.
Hokusai-Sugoroku, silografia policroma
La seconda sezione è dedicata al fascino femminile con il genere Bijin-ga 美人画 (let. "immagini di belle donne"). I soggetti sono soprattutto cortigiane, geisha e donne dei quartieri del piacere, dipinte su carta o su seta nel formato di rotoli verticali da appendere, realizzati da Hokusai, dai suoi allievi (tra cui Teisai Kokuba, Katsushika Hokumei, Ryuryukyo Shinsai, Gessai Utamasa), e soprattutto da Keisan Eisen. Tra i due scorgiamo subito una differenza di stile: le figure di Hokusai,  esili e dai volti allungati, definiti per questo "a seme di melone", si affiancano alle figure di Eisen, più imponenti, icone di sensualità e di moda, la cui eleganza è esaltata da kimono sfarzosi minuziosamente decorati e da acconciature ricche di grandi spilli.
Il genere Bijin-ga è ampliato da due sottocategorie, gli Shunga 春画 (lett. "pittura della primavera") e gli Abunae あぶな絵 (lett. "immagini pericolose"). Mentre le prime sono immagini erotiche più esplicite, le seconde, più delicate, lasciano allo spettatore il compito di intuire lo svolgersi della scena amorosa. Tra le opere shunga, resta indiscussa l'unicità del volume Germogli di pino nel primo giorno del Topo, con la famosa immagine Piovre e pescatrice di awabi, dove l'abilità e la spregiudicatezza di Hokusai danno vita ad una fantasia scandalosa e inconfessabile, senza scadere nel cattivo gusto.

           
       Eisen-Cortigiana (1818/30), silografia policroma
I Surimono 摺物 (lett. "cose stampate") sono i protagonisti della terza sezione. All'interno dell'ukiyo-ebiglietti augurali, inviti e calendari, rappresentano una produzione di alta qualità, in genere accompagnata da versi poetici o in prosa, commissionati da privati per un gruppo ristretto di persone. Qui possiamo trovare i surimono di Hokusai, di grande formato orizzontale, che rappresentano alcune stazioni del Tokaido, accanto a quelli di Eisen, dal piccolo formato quadrato, raffiguranti località e prodotti tipici.

La quarta sezione raccoglie i rotoli dedicati alla natura. In epoca tarda Hokusai si dedica infatti alla ricerca della vera essenza della natura, realizzando rotoli dal forte significato filosofico e religioso. I soggetti sono tigri, aquile, draghi e tartarughe, tutti associati a significati benaugurali di forza, coraggio e perseveranza, dipinti con lo sguardo ed i lineamenti umani.

Eisen-Hikasa (1825), silografia policroma
L'ultima sezione è dedicata ai Manga 漫画, sunto dell'arte di Hokusai: 15 manuali di disegno per pittori professionisti e dilettanti, in cui fitte pagine stampate ad inchiostro nero si colorano qua e là di schizzi di vermiglio; ricchi di elementi del mondo naturale, animale, umano, culturale e folkloristico, possono essere considerati enciclopedie del mondo giapponese. 

Consigliamo a tutti coloro che ne abbiano la possibilità di assistere alla mostra, per poter ammirare queste opere affascinanti e cogliere così l'essenza di un'arte che non solo si discosta completamente da quella occidentale, ma che rappresenta anche uno sconvolgimento del modo in cui essa veniva da sempre concepita in Oriente. Katsushika Hokusai, Keisan Eisen, insieme ad altri come Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro sono, infatti, i fautori di una corrente artistica che si rivolge ad un pubblico diverso: l'arte diventa simbolo della cultura come bene comune, destinata anche alle classi sociali emergenti, e non più incarnazione del potere aristocratico, che si manifestava attraverso grandi pitture su pareti scorrevoli e paraventi con sfondi in foglia d'oro.


Hokusai-Il Fuji da Gotenyama presso Shinagawa sul Tokaido (1830/32), silografia policroma

E' la mostra di un nuovo paradigma d'arte che, facendo uso di forme semplici e soggetti del mondo comune, trova comprensione e approvazione immediata nel fruitore, che si  lascia trasportare dai colori e dalla passione del Giappone d'Ottocento. I pittori del Sol Levante hanno conquistato, con gli anni, il rispetto e le lodi dei più osannati colleghi europei, che da loro hanno tratto ispirazione per la sperimentazione di nuove forme, motivi e colori.

 "Quello che invidio ai giapponesi è l'estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere[...]. Le loro opere sono semplici come un respiro, e riescono a creare una figura con pochi, ma decisi tratti, con la stessa facilità con la quale ci abbottoniamo il gilet. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti".                                        
          (Vincent Van Gogh in una lettera al fratello, 23 settembre 1888)

Fonti:
- Materiale informativo sulla mostra
- Hokusai e Eisen. Sulle orme del maestro, saggio a cura di Rossella Menegazzo


Revisione a cura di Midori.

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