22 nov 2017

Nazioni Unite: il Giappone deve ospitare più rifugiati

Lunedì, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha invitato il Giappone ad accogliere più rifugiati nel proprio paese, dopo che, nella prima metà del 2017, sono state solo 3 le richieste di asilo accolte. L'appello viene dall'Alto Commissario dell'organizzazione con sede a Ginevra, l'italiano Filippo Grandi, all'interno di una conferenza stampa al Japan National Press Club a Tokyo. Il Giappone è, tra i paesi sviluppati, il meno accogliente nei confronti dei rifugiati. A fronte di 10.901 richieste di asilo nel 2016, solo 28 sono state accolte, mentre dal 2008 sono state solo 152, in particolare persone di etnia Karen provenienti dal Myanmar, che si trovavano già in campi profughi in Thailandia e Malesia. Si tratta di numeri irrisori, se pensiamo alla portata del fenomeno delle migrazioni per motivi umanitari.

Il Giappone aveva fino ad ora contribuito all'UNHCR con donazioni, ma anche queste sono andate diminuendo a partire dal 2013. Il Giappone è adesso il quarto stato per quantità di donazioni, con 152 milioni di dollari, mentre quattro anni fa si trovava al secondo posto.

Miyavi e Grandi durante la conferenza stampa {Fonte: Japan Today}
I giapponesi sono notoriamente molto legati all'idea di omogeneità della popolazione e per questo non vedono di buon occhio l'immigrazione. Anche a fronte di un drammatico invecchiamento della popolazione, si preferisce sviluppare robot per i lavori più pesanti o per l'accudimento degli anziani piuttosto che accogliere stranieri nel paese. Neanche lo status di rifugiati rende più semplice l'ingresso in Giappone. Il ministro della giustizia Yoko Kamikawa ha infatti dichiarato lo scorso agosto che il Giappone non ha nessun piano specifico affinché possa accogliere più rifugiati in futuro. Nonostante questo, Grandi ha descritto Kamikawa come "aperta alla cooperazione" e ha detto che il ramo giapponese dell'UNHCR non ha mai lavorato così a stretto contatto col ministero.

Un altro tema affrontato durante la conferenza stampa è stato quello della crisi dei Rohingya, minoranza di fede islamica presente in Myanmar al momento vittima di quella che importanti esponenti delle Nazioni Unite hanno definito un "classico esempio di pulizia etnica". Dal 25 agosto, 600.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar, dirigendosi soprattutto verso il Bangladesh. Il Giappone ha confermato il proprio coinvolgimento umanitario attraverso la missione della Japan International Cooperation Agency e una donazione, avvenuta il 17 ottobre, di 18,6 milioni di dollari per aiutare il Bangladesh a gestire la crisi.

Infine, una nota di colore: è stato nominato ambasciatore di buona volontà dall'UNHCR Takamasa Ishihara. Vi dice nulla questo nome? Si tratta del vero nome del noto chitarrista e cantante Miyavi, in passato esponente della corrente del visual kei e da tempo coinvolto in iniziative che riguardano i rifugiati.





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