6 feb 2018

Tora-san: La vera icona pop del Giappone

Tutti gli amanti della cultura popolare giapponese senz'altro conoscono le avventure del saiyan Goku, le peripezie dell’allegra ciurma del manga One Piece, la morbosa mistica robotica di Evangelion, le performance canore delle AKB48 o le soffici nuvole disegnate dallo studio Ghibli.

Esiste tuttavia un’altra fondamentale icona pop, rimasta per lo più sconosciuta oltreoceano, che ogni vero appassionato del mondo nipponico dovrebbe conoscere. Mi sto riferendo alla fortunatissima serie cinematografica Otoko wa tsurai yo 男はつらいよ (E’ dura essere un uomo), diretta dal regista Yamada Yōji 山田洋次 e chiamata da tutti con affetto semplicemente Tora-san 寅さん, dal nome del suo iconico protagonista. Basti pensare che pronunciarne il nome è sufficiente a dipingere sul volto di un qualsiasi giapponese un tenero sorriso.

Tora-san con la sorella Sakura さくら (a destra) sono una costante della serie (www.tora-san.jp). 
Le vicende del simpatico Tora-san, uno scapestrato, maldestro, sciatto venditore ambulante d’epoca Shōwa 昭和時代, hanno avuto inizio nel lontano 1969 e sono continuate con un’incredibilmente lunga serie di pellicole fino al 1995, detenendo per moltissimi anni il record dei Guinness dei primati come saga più longeva della storia del cinema. Tutti e 48 i film hanno visto l’attore Atsumi Kiyoshi 渥美清 (1928-1996), e solo lui, ricoprire il ruolo di Tora-san, tanto che i due si sono fusi in un’unica icona pop che ancora riverbera nell'immaginario collettivo del popolo giapponese. Basti pensare che la cerimonia funebre dell’attore è stata celebrata televisivamente come la morte di Tora-san stesso.

Foto tratta dalla copertina del libro che commemora il ventennale della morte di Atsumi Kiyoshi (www.tora-san.jp). 

La trama di ciascuno dei 48 lungometraggi consiste in un canovaccio classico ripetuto quasi del tutto identico in ogni singola edizione.
Tora-san impugna la sua lisa valigia, parte, o cerca di partire, per l’ennesima avventura in una città del Giappone. Sempre, necessariamente, incontrerà una bellissima fanciulla che lo farà innamorare perdutamente. La sua goffaggine, i modi da buzzurro dal cuore d’oro, il linguaggio da teppista e le numerose sbornie moleste dagli esiti catastrofici lo porteranno irrimediabilmente a perdere l’amata gettandola tra le braccia dell’eroe dalle maniere avvenenti di turno. Con il cuore spezzato e i sogni infranti il nostro povero protagonista comunque alla fine riesce a trovare uno slancio emotivo positivo per fare ritorno alla città natale di Shibamata 柴又, dove ad attenderlo ci sono sempre suo zio, la zia e la dolce sorella alle prese con la gestione del negozio di famiglia. Il tutto si ripete nella pellicola successiva con minime variazioni sul tema, differenti viaggi (due anche all'estero), differenti personaggi femminili.

Vi chiederete quindi come sia possibile che il successo di una simile seria sia potuto perdurare negli anni. Le ragioni come vedremo sono molteplici.


Immagine tratta dalla cover di uno dei numerosi dvd della serie. 
La prima fra tutte, la spettacolare interpretazione di Atsumi Kiyoshi. I suoi stilemi espressivi ne fanno una sorta di Charlie Chaplin asiatico, per certi versi pioniere della caratterizzazione di un personaggio archetipico che ancora oggi si ritrova ovunque nella cinematografia e nei manga umoristici. Con il suo simpatico sorriso e presenza fisica, ha saputo dar vita ad un personaggio che rimane immortale nell'immaginario collettivo nazionale.

L’ingenua spavalderia, i modi sgarbati da finto fuorilegge, il look antiquato con pancera, talismano appeso al collo, sandali di legno e cappello, fanno di Tora-san una delle tante “maschere tradizionali” della cultura postmoderna giapponese.

Da un punto di vista prettamente tecnico, come ogni figura caricaturale che si rispetti, mette in atto aspetti contrastanti dell'essere umano. Da un lato incorpora i valori tradizionali, come ad esempio il ninjō 人情, i sentimenti genuini che fanno da controparte al giri 義理, il senso di dovere derivante da obblighi sociali in cui tutti i giapponesi ancora oggi si riconoscono. Dall'altro, Tora-san ha uno stile di vita che ogni suo connazionale potrebbe solo sognare. È completamente libero: non ha figli, non è sposato, non ha un lavoro serio e tanto meno è ossessionato dalla carriera. Non cerca di entrare a far parte dell'alta società, non ha nessuna delle ansie della media borghesia. Dispone di un livello culturale medio-basso, sovvertendo la credenza comune che una vita felice derivi necessariamente da anni investiti in estenuanti preparativi per superare test d'ammissione universitaria.

La tradizionale via commerciale di Shibamata (nippon.com).
In secondo luogo, gioca un ruolo importante l’indimenticabile ambientazione dei film, capace di riprendere gli aspetti più malinconici e romantici di un Giappone che sta lentamente ma inesorabilmente sparendo. Mi sto riferendo in particolare modo a Shibamata, città natale di Tora-san. Una delle rare aree di Tōkyō ancora rimaste a testimonianza dell’atmosfera dell’antica Edo 江戸, denominate shitamachi 下町, letteralmente “città di sotto”, cuore pulsante della cultura popolare di mercanti ed artigiani. È un viale commerciale costellato da folcloristici negozi tradizionali di dolci, souvenir di vario genere, minuscoli ristoranti tipici situato in direzione del tempio buddhista locale. Tutt'oggi ospita la bottega Shibamata-ya (rinominata Tora-ya) gestita nel film dalla famiglia del protagonista e continua ad attirare decine di migliaia di turisti provenienti da tutto il Giappone. Qui, per commemorare la serie, a poca distanza dalla stazione locale,  è stata eretta anche una statua a grandezza naturale di Tora-san, con l’aggiunta più recente di un’altra scultura raffigurante la sorella minore Sakura.

Statua di Tora-san a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Shibamata (foto Dennis A. Amith). 
Terzo motivo della sua popolarità, sono le protagoniste del gentil sesso che fanno struggere d’amore ardente il nostro simpatico cialtrone
Definite nella lingua giapponese stessa come madonna マドンナ, sono donne che in qualche modo incarnano l’ideale di bellezza femminile in voga all'epoca dell’uscita di ogni singolo capitolo cinematografico. Vengono sempre interpretate da modelle, attrici e cantanti di massimo spicco, e per questo fungevano da ulteriore richiamo per fan e media.

Ultimo, e forse di difficile comprensione per una critica che non segue i canoni giapponesi, è la sovrabbondanza di scene artificiose cariche di patetismo. Le situazioni iperboliche, dai toni malinconico-romantici, costituiscono uno degli elementi sicuramente distintivi delle varie pellicole. Lontane dai gusti cinematografici occidentali, queste lunghe sequenze, controbilanciate comunque da situazioni ridicole ed esilaranti al limite del caricaturale, trovano ampio consenso tra il pubblico nipponico, abituato per cultura ad un simile registro narrativo, riscontrabile anche in altre opere, filmiche e non.

Alcune "madonna" (www.tora-san.jp).
Questa sapiente miscela alchemica ha saputo riservare nel cuore dei giapponesi un posto speciale per il personaggio di Tora-san e reso la serie Otoko wa tsurai yo una pietra miliare della cinematografia, una gemma splendente di cultura pop nipponica che ogni amante del Sol Levante, per quanto giovane, non può e non deve assolutamente ignorare.

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