9 apr 2018

Clientela giapponese, la più gentile del mondo. Non proprio.

Spesso l’esperienza diretta porta ad identificare la clientela giapponese come particolarmente esigente, attenta al dettaglio, ma non di meno composta, timida, propriamente remissiva. 
Sebbene questa generale tendenza comportamentale sia facilmente verificabile, esiste un altro aspetto completamente antitetico, paradossalmente contraddittorio, che va a costituire una non trascurabile casistica tra le schiere degli shopper asiatici. Stiamo parlando di sfoghi di vera e propria ira irrazionale, apparentemente immotivati, che si concretizzano in atti di abusi sia verbali che fisici da parte dei clienti ai danni dello staff di negozi, enti pubblici, servizi di trasporto, e quant’altro. In base a recenti ricerche sociologiche, il numero di clienti che invitano caldamente gli “idioti” inservienti dell’esercizio pubblico di turno a “crepare” o “licenziarsi perché incapaci”, sta crescendo in maniera preoccupante, specialmente nel settore del commercio al dettaglio. 

Commessi del Mitsukoshi di Nohonbashi accolgono con un inchino i primi clienti (BLOOMBERG)
A questo proposito il Mainichi Shinbun 毎日新聞 ha riportato un caso emblematico e molto comune di molestie telefoniche. Un commesso di uno dei più prestigiosi centri commerciali di Tokyo si è preso in carico la telefonata di una cliente donna alla ricerca di un articolo a tiratura limitata, sfortunatamente esaurito. Sebbene il solerte addetto le avesse dato indicazioni per reperirlo in altre sedi, la signora non soddisfatta si è prodigata in trenta lunghi minuti di insulti, con finale richiesta di parlare al direttore. A questa sono seguite altre sue dieci telefonate dal simile tenore. Lo stesso accade nel fitto universo di piccoli supermarket konbini コンビニ, dove sempre più commessi lamentano reazioni spropositate, specialmente da parte di clienti anziani, probabilmente pensionati annoiati, che al minimo pretesto si scatenano in mirabolanti monologhi di improperi urlati.

Secondo il recente sondaggio condotto dalla UA Zensen UAゼンセン, il sindacato dei lavoratori della grande distribuzione, circa il 70% dei 50000 intervistati ha subito pesanti abusi verbali da parte della clientela, il 28% di tipo molto grave e lesivo della dignità umana. Il 50% ha inoltre confermato la generale impressione che tale tendenza sia in preoccupante aumento. 
Ma non basta. Nel settore dei trasporti pubblici, l’azienda di servizi ferroviari Japan Railways Group JRグループ continua a documentare casi di aggressioni fisiche ai danni del personale delle stazioni da parte di viaggiatori ubriachi. 

Staff della JR si scusa con i passeggeri del ritardo (CNN)
La chiave interpretativa delle cause di questo fenomeno in continua ascesa, va ricercata nell’enorme pressione psicologica che i giapponesi devono subire all’interno dei propri gruppi, tra colleghi, compagni di scuola, familiari, di certo non nella qualità di servizi e prodotti, da sempre tra le più alte del mondo. Il caratteristico tratto distintivo nipponico di sopportare, tenere duro ad ogni costo, far fronte alle difficoltà con pazienza, reso dall’espressione tipica “gaman suru” 我慢する, rivela in questo caso uno dei suoi lati più oscuri. L’esigenza di un capro espiatorio su cui scatenare tutto il proprio malessere, la rabbia repressa, frustrazioni derivanti da una vita insoddisfacente, trova nel personale di servizio un ideale bersaglio inerme. 
Se a questo poi aggiungiamo il tradizionale credo commerciale secondo cui “il cliente è una divinità” お客様は神様です (okyakusama wa kamisama desu), il danno è presto fatto.


Fonti:
The Mainichi

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