30 apr 2018

Il periodo Asuka: codici e riforme

Abbiamo iniziato il nostro viaggio tra le epoche andando a sondare molti aspetti di un antico Giappone per arrivare a parlare dei grandi Clan che ne hanno forgiato la storia e ne influenzano ancora oggi il presente. Per arrivare a capire come si è formata la stratificazione e il costrutto sociale di questo impero, però, non possiamo tralasciare quella che è stata un’epoca di grandi riforme, ovvero il Periodo Asuka (飛鳥時代, Asuka jidai), che prende il nome da quella che al tempo fu, a più riprese, la capitale.

Ritratto dell'imperatrice Suiko {Tosa Mitsuyoshi}

Quando il Buddhismo fu introdotto in Giappone, evento di cui abbiamo parlato nel nostro precedente incontro, il Paese si trovava in una fase molto turbolenta. Tanto per cominciare iniziò a incassare sconfitte pesanti durante le campagne militari in Corea, perdendo il controllo del territorio a partire dal 532. Nel frattempo, in politica interna si andava affermando l’egemonia del Clan Soga, che aprì la strada ai monaci buddhisti e alla diffusione del nuovo credo. I primi templi sorsero nella zona di Asuka, dove aveva sede la Corte di Yamato: legandosi all'ambiente di corte, il Buddhismo fiorì ed acquisì grande valore.
I luoghi di culto divennero presto il simbolo della potenza dei Grandi Clan, che iniziarono a mostrare una certa indipendenza rispetto a Yamato, non ancora sufficientemente forte per fermare le dispute a livello locale. Di questa debolezza approfittò proprio il Clan Soga, che si dimostrò il più pericoloso per i reggenti, tanto da riuscire a usurpare l’autorità del sovrano. Il leader Soga no Umako, infatti, si impegnò a consolidare il suo potere facendo addirittura assassinare l’imperatore e favorendo l’ascesa al trono dell’Imperatrice Suiko 推古 nel 592. Ella regnò fino al 628, e fu la prima donna a reggere le sorti dell'impero nella storia del Giappone.


Il principe Shōtoku
Durante il regno di Suiko apparve una delle più importanti figure storiche di questo periodo: si tratta di Shōtoku Taishi 聖徳太子, nipote dell'imperatrice e suo reggente, ovvero colui che assumeva di fatto le redini del governo. Sposato con una donna del Clan Soga, dominò per decenni la scena politica facendosi promotore di importanti riforme che avrebbero gettato le basi dello Stato Imperiale.

Il principe era un fervente buddhista e un grande ammiratore delle istituzioni dell'Impero Cinese. Prendendo quest'ultimo a modello, e grazie a una missione ufficiale presso la Corte dei Sui nel 600, istituì un sistema di dodici ranghi, la cui assegnazione spettava al sovrano. Le cariche pubbliche non erano più ereditarie ma meritocratiche.


Statua in legno di Shotoku Taishi {PHGCOM}
A Shōtoku Taishi venne attribuita anche la stesura della cosiddetta Costituzione dei Diciassette Articoli (十七条憲法, Jūshichijō kenpō), scritta in cinese ed emanata nel 604. Essa conteneva una serie di regole e precetti morali ispirate ai valori confuciani, buddhisti e taoisti, il cui scopo principale era l’affermazione del diritto sovrano e l’eliminazione del potere autonomo dei clan, che sarebbe stato sostituito da una burocrazia formata da ministri e funzionari fedeli allo stato e che avrebbero agito con responsabilità e decoro. Il dodicesimo articolo, infatti, così recita:

"Uno stato non ha due sovrani e il popolo non ha due padroni".


Si tratta, insomma, di un periodo di grande innovazione, sia dal punto di vista spirituale sia da quello socio-culturale. Proprio al suo interno venne coniato il termine Tennō 天皇, composto dai caratteri "cielo" e "sovrano", per indicare l'Imperatore: egli era il diretto discendente del Cielo, detentore del potere religioso e politico.


La Riforma Taika
La morte di Shōtoku Taishi, avvenuta nel 622, arrestò solo momentaneamente questo vento di cambiamento. Il tentativo dei Soga di instaurare un nuovo regime fu vanificato da alcuni consiglieri imperiali, che attuarono alcuni stratagemmi e alla fine riuscirono a fermare la famiglia. Tra di essi troviamo il principe Naka no Oe 中大兄皇子 (che successivamente salì al trono con il nome di Tenji 天智) e Nakatomi no Kamatari 中臣 鎌足, che diverse decadi dopo avrebbe ricevuto dal futuro sovrano il cognome Fujiwara 藤原 ("Piana del glicine"). Egli fu il fondatore di una delle più influenti famiglie giapponesi, come vedremo nei prossimi appuntamenti.

Tornando ai consiglieri, essi furono i fautori della cosiddetta Riforma Taika (大化の改新, Taika no kaishin). Di stampo cinese, la riforma aveva lo scopo di centralizzare il potere: censire i territori e la popolazione era quindi il primo passo. Furono introdotti i primi registri catastali, aggiornati ogni 6 anni. Il Giappone venne diviso in province e distretti, a capo dei quali vennero posti, come funzionari statali, i leader delle vecchie uji.

L'economia si basava su una nuova riforma detta kubunden 口分田 (dai kanji "bocca", "dividere" e "risaia"), che fissava un quantitativo fisso di terra da distribuire tra donne e uomini. Alla morte del detentore, la terra sarebbe tornata nelle mani dello stato, abolendo di fatto la proprietà privata.
Sulla base di questo sistema si costruì anche la nuova tassazione, che prevedeva il versamento di una percentuale fissa di prodotti agricoli e non e 30 giorni all'anno di lavoro obbligatorio.

Anche l'amministrazione interna venne rivista, con la creazione di due Segreterie (una amministrativa e l'altra religiosa), otto Ministeri e una struttura di controllo. Per accedere alle cariche bisognava superare degli esami statali, anch'essi organizzati su modello cinese.
Infine, fu creato un esercito di coscritti.

Due edifici del tempio Hōryū-ji del periodo Asuka {Nekosuki}

Una mole tanto consistente di editti necessitava di regole scritte che promuovessero il comportamento corretto e penalizzassero i trasgressori. Dopo alcuni tentativi, venne infine approvato nel 701 il Codice Taihō (大宝律令, Taihō ritsuryō), che rimase la base del codice giuridico giapponese fino alla restaurazione Meiji (1868).

Nonostante le buone intenzioni e il prosieguo dell'opera riformatrice, fu impossibile liberarsi del tutto dell'opposizione e del controllo dei nobili, i quali faticavano a vedersi privati dei propri privilegi. Un tentativo di colpo di stato riportò il Giappone in una condizione di guerra, dalla quale questa emerse un nuovo imperatore che fondò il proprio potere sulla forza militare: si tratta di Tenmu 天武, che regnò dal 673 al 686.

Consolidando le riforme già redatte dai suoi predecessori, egli agì anche in ambito culturale, ordinando la stesura della più antica cronaca giapponese: il Kojiki 古事記, finalizzato a legittimare il sovrano e la sua discendenza divina.

Tenmu morì ad Asuka nel 686, prima di completare la sua più grande opera: una capitale permanente.



Fonti:
Storia del Giappone, Caroli R. e Gatti F., Editori Laterza
Il Giappone e la sua storia, Corradini P., Bulzoni Editore

Revisione a cura di Junє.

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